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Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 8 marzo 2017, n. 5832

In relazione a domanda rivolta al conseguimento dell’indennizzo derivante da contratto di assicurazione stipulato dal condominio, sussiste la legittimazione dell’amministratore di condominio ad agire giudizialmente, ai sensi dell’articolo 1130 c.c., comma 1, n. 4) e articolo 1131 c.c., senza necessita’ di preventiva autorizzazione da parte dell’assemblea dei condomini.

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Corte di Cassazione, Sezione 6 civile Ordinanza 8 marzo 2017, n. 5832

Integrale

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere

Dott. ABETE Luigi – Consigliere

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26798/2015 proposto da:

CONDOMINIO (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) SPA, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3963/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 30/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 10/02/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA.

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Tribunale di Roma, con sentenza in data 16 marzo 2009, ha rigettato l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta da (OMISSIS) S.p.A. avverso l’ingiunzione conseguita dal Condominio (OMISSIS) per la liquidazione di un danno derivante dalla rottura di un impianto fognario.

La Corte d’appello di Roma, con sentenza pronunciata il 24 giugno 2014 ai sensi dell’articolo 281 sexies c.p.c., in accoglimento dell’appello, ha revocato il decreto ingiuntivo e ha condannato il Condominio di (OMISSIS) alla rifusione del 50% delle spese di lite del doppio grado di giudizio.

Con sentenza depositata il 30 giugno 2015, la Corte d’appello di Roma ha rigettato l’impugnazione per revocazione proposta dal Condominio.

Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Roma, intervenuta sull’impugnazione per revocazione, ricorre il Condominio sulla base di un unico motivo;

(OMISSIS) S.p.A. resiste con controricorso.

Ritenuto che il ricorso potesse essere rigettato per manifesta infondatezza, con la conseguente definibilita’ nelle forme di cui all’articolo 380 bis c.p.c., in relazione all’articolo 375 c.p.c., comma 1, n. 5), su proposta del relatore, il presidente ha fissato l’adunanza della Camera di consiglio.

La controricorrente ha presentato memoria ai sensi dell’articolo 380-bis c.p.c., comma 2.

E’ infondata l’eccezione della controricorrente di inammissibilita’ del ricorso per difetto di autorizzazione dell’assemblea condominiale. In relazione a domanda rivolta al conseguimento dell’indennizzo derivante da contratto di assicurazione stipulato dal condominio, sussiste la legittimazione dell’amministratore di condominio ad agire giudizialmente, ai sensi dell’articolo 1130 c.c., comma 1, n. 4) e articolo 1131 c.c., senza necessita’ di preventiva autorizzazione da parte dell’assemblea dei condomini.

Il motivo di ricorso (col quale si deduce l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia – articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5) appare inammissibile in quanto, dopo la riformulazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54, convertito in L. 7 agosto 2012, n. 134, il vizio motivazionale previsto dell’articolo 360 c.p.c., n. 5, presuppone che un esame della questione oggetto di doglianza vi sia stato da parte del giudice di merito, ma che esso sia affetto dalla totale pretermissione di uno specifico fatto storico, oppure che si sia tradotto nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa, invece, qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cass., Sez. 6-3, 20 novembre 2015, n. 23828; Cass., Sez. 6-3, ordinanza 8 ottobre 2014, n. 21257; Cass., Sez. U, 7 aprile 2014, n. 8053; Cass., Sez. 5, 12 dicembre 2014, n. 26174). Sotto altro profilo, deve rilevarsi che il ricorrente per cassazione che intenda dolersi dell’omessa o erronea valutazione di un documento da parte del giudice di merito, ha, ai sensi dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6, il duplice onere, imposto a pena di inammissibilita’ del ricorso, di indicare esattamente nell’atto introduttivo in quale fase processuale e in quale fascicolo di parte si trovi il documento in questione, e di evidenziarne il contenuto, trascrivendolo o riassumendolo nei suoi esatti termini, al fine di consentire al giudice di legittimita’ di valutare la fondatezza del motivo, senza dover procedere all’esame dei fascicoli d’ufficio o di parte (Cass., Sez. 5, 12 dicembre 2014, n. 26174). Nel caso di specie, la Corte d’appello, in sede di revocazione, ha evidenziato che il documento controverso e’ stato comunque esaminato dal giudice del gravame, mentre la formulazione dell’odierno ricorso non consente di verificare la dedotta differenza tra il documento esaminato e quello contenuto nel fascicolo di parte del Condominio. In sostanza, la Corte d’Appello di Roma assume che la sentenza impugnata per revocazione avesse valutato i documenti prodotti dal Condominio nel proprio fascicolo di parte, ed in particolare una quietanza, negandone tuttavia la dedotta interruzione della prescrizione. L’attuale ricorrente insiste, invece, che era stata omessa la valutazione della propria produzione documentale. Cosi’ il ricorrente contrappone inammissibilmente una propria ricostruzione dell’errore di fatto ex articolo 395 c.p.c., comma 1, n. 4 e del relativo nesso causale tra lo stesso e la decisione, ovvero della valutazione di sussistenza, essenzialita’ e decisivita’ dell’errore revocatorio, richiedendo a questa Corte un non consentito riesame delle risultanze di causa rispetto all’accertamento svolto dai giudici del merito.

Il ricorso va percio’ rigettato e le spese del giudizio di cassazione, liquidate in dispositivo, vengono regolate secondo soccombenza in favore della controricorrente.

Va rigettata la domanda di condanna al risarcimento del danno ex articolo 96 c.p.c., comma 1, formulata dalla controricorrente, mancando l’accertamento sia dell’elemento soggettivo (mala fede o colpa grave) sia dell’elemento oggettivo (entita’ del danno sofferto).

Sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, che ha aggiunto del Testo Unico di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1-quater – dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare alla controricorrente le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 1.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, articolo 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis.

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umberto davidehttp://umbertodavide.it
Laureato nell’anno accademico 2012/2013 all’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in diritto bancario intitolata “Le nuove garanzie bancarie”. Sono iscritto all’ordine degli avvocati di Torre Annunziata, dal maggio del 2013, immediatamente dopo aver conseguito la laurea ed ho superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense nel novembre del 2015. Ho inoltre seguito il 1° Corso per curatore fallimentare e commissario giudiziale tenuto dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata nel 2016. La sede principale della mia attività professionale è in Sorrento, ma esercito la professione di avvocato su tutto il territorio italiano

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