Infortunio lavoro invalidità rendita permanente infermità causa servizio indennizzo

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Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile Sentenza 3 gennaio 2018, n. 38

Il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di una infermita’ o di una lesione, con attribuzione del relativo equo indennizzo, non e’ ostativo, come consentito dal Decreto del Presidente della Repubblica 1 giugno 1979, n. 191, articolo 11, alla contestuale attribuzione di una rendita vitalizia, ove residui una invalidita’ permanente, totale o parziale, differenziandosi i due istituti per l’ambito e l’intensita’ del rapporto causale tra l’attivita’ lavorativa e l’evento protetto, nonche’ per il fatto che il riconoscimento della causa di servizio non consente di per se’ alcun apprezzamento in ordine all’eventuale incidenza, sull’attitudine lavorativa dell’assicurato, di altri fattori di natura extraprofessionale, ferma restando, in ogni caso, l’operativita’ delle disposizioni dirette ad evitare la duplicazione delle prestazioni

Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile Sentenza 3 gennaio 2018, n. 38

Integrale

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19151/2012 proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

PROVINCIA DI TERNI;

– intimata –

avverso la sentenza n. 212/2011 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA, depositata il 22/08/2011 R.G.N. 387/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 10/10/2017 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso per quanto di ragione.

FATTO E MOTIVI

1. Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Perugia, in riforma della sentenza del Tribunale di Terni, ha respinto la domanda proposta da (OMISSIS), dipendente della Provincia di Terni, la quale aveva lamentato l’illegittimita’ della determinazione dirigenziale n. (OMISSIS), che aveva revocato la rendita vitalizia della quale era titolare, per avere contratto invalidita’ permanente a causa di servizio, e aveva chiesto la condanna dell’Amministrazione provinciale a ripristinarne l’erogazione e a corrispondere gli arretrati, con interessi e rivalutazione.

2. La Corte d’appello, dopo avere evidenziato che il Decreto del Presidente della Repubblica 1 giugno 1979, n. 191, articolo 11, regola situazioni non tutelate dalla copertura INAIL, ha ritenuto di non poter attribuire alla disposizione un’interpretazione basata sul solo dato letterale pena il conseguimento da parte dei lavoratori sia della rendita vitalizia che dell’equo indennizzo.

3. Secondo la Corte, l’elemento di differenziazione tra l’articolo 11, comma 1, che riconosce al dipendente la rendita vitalizia nel caso di infortunio o malattia contratta per causa di servizio, e il successivo citato articolo 11, comma 3, che rende applicabile ai lavoratori interessati la disciplina dell’equo indennizzo di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, articolo 68, e al relativo Decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686, deve essere ricercato nei fatto che solo il comma 1, e’ rivolto al personale che, pur non iscritto all’INAIL, per qualsivoglia ragione, sia addetto a mansioni valutate come pericolose all’esito dell’istruttoria necessaria per il riconoscimento dell’indennizzo. La Corte ha tratto conferma della bonta’ dell’interpretazione accolta dal tenore del Decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1987, n. 268, articolo 66, che ha abrogato le norme sulla rendita vitalizia per gli operai non iscritti obbligatoriamente all’INAIL, ossia per i lavoratori cui sono demandate le attivita’ “lato sensu pericolose”.

4. Da tali premesse ermeneutiche la Corte d’appello ha tratto la conseguenza che la ricorrente non avesse diritto alla rendita vitalizia perche’ non aveva allegato e provato di essere stata addetta a mansioni pericolose.

5. Ha reputato irrilevante, ai fini dell’accoglimento della domanda, l’articolo 54 del Regolamento per il personale dipendente della Provincia sul rilievo che esso riproduceva alla lettera il citato Decreto del Presidente della Repubblica n.191 del 1979, articolo 11.

6. La Corte territoriale ha escluso che il diritto alla rendita vitalizia trovasse fondamento nella sentenza del TAR dell’Umbria n. 72 del 10.5.1989 passata in giudicato sul rilievo che tale sentenza si era limitata ad annullare il provvedimento del CO.RE.CO del 27.11.1986 di annullamento delle delibere della Giunta Provinciale di Terni n. 130 del 13.2.1986 e n. 115 del 16.10.1986, le quali avevano riconosciuto la dipendenza della causa di servizio delle infermita’ contratte dalla ricorrente con decorrenza dal 13.11.1986.

7. Avverso tale sentenza (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi La Provincia di Terni e’ rimasta intimata.

Esame dei motivi.

8. Con il primo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 191 del 1979, articolo 11, in relazione all’articolo 12 disposizioni sulla legge in generale e al Decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965, articoli 1, 3, 4, 9 e 67, dei principi in materia di provvidenze a favore dei dipendenti colpiti da malattie ed infortuni per cause di servizio e/o rese invalidi dalle stesse e del Decreto del Presidente della Repubblica n. 686 del 1957, articolo 50. Si duole del fatto che la Corte territoriale abbia disatteso il dato letterale contenuto nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 191 del 1979, articolo 11, e abbia omesso di considerare che i presupposti della rendita vitalizia e dell’equo indennizzo sono differenti. Assume che il Decreto del Presidente della Repubblica n. 686 del 1957, articolo 50, garantisce che non possa realizzarsi alcuna duplicazione delle prestazioni.

9. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., c. 1 numero 3 e n. 5 violazione e falsa applicazione dell’articolo 54 del Regolamento organico del personale della Provincia di Terni e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. Assume che la Corte territoriale avrebbe trascurato di considerare che la disciplina dettata dal Regolamento del Personale era diversa da quella dell’articolo 11, sopra citato in quanto prevede l’attribuzione dell’equo indennizzo solo ove piu’ favorevole, cosi’ escludendo in radice il rischio di cumulo dei due trattamenti.

10. Con il terzo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, “error in procedendo” ed “in iudicando” per falsa applicazione dell’articolo 2909 c.c., e dell’articolo articolo 324 c.p.c., in relazione alla sentenza del Tar dell’Umbria n. 752 del 1989, passata in giudicato. Assume che detta sentenza aveva esaminato nel merito le questioni relative alle norme interne emanate dalla Provincia regolanti i rapporti di lavoro dei suoi dipendenti e alla specifica posizione di essa ricorrente.

Esame dei motivi.

11. Il primo ed il secondo motivo, da trattarsi congiuntamente, sono fondati.

12. Il Decreto del Presidente della Repubblica 1 giugno 1979, n. 191, articolo 11, (Lesioni ed infermita’ dipendenti da causa di servizio non tutelate da copertura INAIL), dispone che: “Nel caso che all’infortunio od alla malattia contratta per causa di servizio residui una invalidita’ permanente parziale o totale, l’ente liquidera’ al dipendente una rendita vitalizia nella misura e con le modalita’ stabilite dalla legislazione relativa all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.

Le stesse disposizioni saranno applicate in caso di morte del dipendente nei confronti dei superstiti aventi diritto.

Ai lavoratori interessati si applica la disciplina dell’equo indennizzo di cui al testo unico 10 gennaio 1957, n. 3, articolo 68, e del relativo regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686, e successive modificazioni ed integrazioni”.

13. Questa Corte ha gia’ avuto modo di chiarire, in linea con la portata letterale della previsione che, a norma del Decreto del Presidente della Repubblica 1 giugno 1979, n. 191, articolo 11, come si desume inequivocabilmente dalla rubrica, la tutela antinfortunistica, in caso di infortunio o malattia contratta per causa di servizio e con postumi invalidanti di natura permanente, parziali o totali, e’ posta a carico dell’ente locale (Comune o Provincia) in favore del proprio dipendente nella sola ipotesi in cui gli stessi non risultino gia’ tutelati da copertura assicurativa dell’Inail (Cass. 10340/2012).

14. Nella richiamata pronuncia e’ stato, altresi’, precisato che diversa e’, invece la ipotesi dell’equo indennizzo (esulante dal caso di specie nella quale viene in discussione il diritto della ricorrente alla rendita), il quale, a norma del Decreto del Presidente della Repubblica n. 686 del 1957, articolo 50, ove accordato, porrebbe problemi di detrazione da quanto percepito dal dipendente in virtu’ della rendita corrisposta dall’INAIL o da qualsiasi altra pubblica amministrazione.

15. L’inconveniente addotto dalla Corte d’appello di Perugia per disattendere l’esegesi letterale dell’articolo 11 non sussiste in quanto, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di una infermita’ o di una lesione non coincide con il presupposto richiesto per l’attribuzione della rendita per malattia professionale, differenziandosi i due istituti per l’ambito e l’intensita’ del rapporto causale tra attivita’ lavorativa ed evento protetto, nonche’ per il fatto che il riconoscimento in oggetto non consente di per se’ alcun apprezzamento in ordine all’eventuale incidenza, sull’attitudine al lavoro dell’assicurato, di altri fattori di natura extraprofessionale. Ai fini del riconoscimento della causa di servizio occorre che l’attivita’ lavorativa possa con certezza ritenersi concausa efficiente e determinante della patologia lamentata, non potendo farsi ricorso a presunzioni di sorta e non trovando applicazione, diversamente dalla materia degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, la regola contenuta nell’articolo 41 c.p., per cui il rapporto causale tra evento e danno e’ governato dal principio dell’equivalenza delle condizioni (Cass. 10349/2012, Cass. 15074/2009).

16. Va, inoltre, osservato che l’evenienza del possibile ricorrere dei presupposti dei due trattamenti e’ espressamente prevista dall’articolo 50 del menzionato Decreto del Presidente della Repubblica n. 686 dei 1957, al quale, rinvia il Decreto del Presidente della Repubblica n. 191 del 1979, articolo 11 comma 3, (puntualmente valorizzato dalle sentenze n. 10340/2012 e n. 6060 de 1999), il quale, al comma 2, prevede che va dedotto dall’equo indennizzo quanto eventualmente percepito dall’impiegato in virtu’ di assicurazione a carico dello Stato o di altra pubblica Amministrazione.

17. In conclusione deve escludersi che l’interpretazione qui accolta generi gli inconvenienti, valorizzati dalla sentenza impugnata sul piano sistematico, al fine di discostarsi dalla lettera della norma, chiara ed inquivoca, per individuare un requisito non espressamente previsto (la “pericolosita’” dell’attivita’ del lavoratore) e certo non desumibile dal Decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1987, n. 266, articolo 66, che si e’ limitato ad abrogare le norme in materia di rendite vitalizie nei confronti del personale operaio.

18. Va anche rilevato che il rischio della possibile duplicazione di prestazioni correlate alla infermita’ dipendente da causa di servizio e’ escluso anche dalla disciplina contenuta nel Regolamento Organico del Personale della Provincia di Terni. Il Regolamento all’articolo 54, il cui testo e’ riprodotto nella pagina 4 ricorso, nel recepire il contenuto del richiamato Decreto del Presidente della Repubblica n. 191 del 1979, articolo 11, ha previsto al comma 3, che “Ai lavoratori interessati si applica, ove piu’ favorevole, la disciplina dell’equo indennizzo di cui all’articolo 68 del Testo Unico del 10 gennaio 1957 n. 3 e del relativo Regolamento, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686”.

19. Il terzo motivo e’ inammissibile perche’ la ricorrente non ha riprodotto nel ricorso la sentenza del TAR dell’Umbria n. 752 del 1989, sentenza che non risulta allegata al ricorso e nemmeno ne e’ indicata la specifica sede di produzione processuale.

20. Tali omissioni si pongono in contrasto con i principi sanciti dall’articolo 366 c.p.c., comma 2, n. 6, e articolo 369 c.p.c., comma 1, n. 4, le quali onerano il ricorrente, quando siano in gioco atti processuali ovvero documenti o prove orali la cui valutazione debba essere fatta ai fini dello scrutinio di un vizio di violazione di legge, ex articolo 360 c.p.c., n. 3, di carenze motivazionali, ex articolo 360 c.p.c., n. 5, o di “un error in procedendo”, ai sensi dei nn. 1, 2 e 4, della medesima norma, e’ necessario non solo che il contenuto dell’atto o della prova orale o documentale sia riprodotto in ricorso, ma anche che ne venga indicata l’esatta allocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, rispettivamente acquisito o prodotto in sede di giudizio di legittimita’ (Cass. SSUU 8077/2012 e 22726/2011; Cass. 13713/2015, 19157/2012, 6937/2010).

21. Sulla scorta delle considerazioni svolte, il primo ed il secondo motivo di ricorso vanno accolti mentre il terzo motivo va dichiarato inammissibile.

22. La sentenza impugnata pertanto va cassata.

23. La causa va rinviata alla Corte di Appello di Perugia che fara’ applicazione del seguente principio di diritto “Il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di una infermita’ o di una lesione, con attribuzione del relativo equo indennizzo, non e’ ostativo, come consentito dal Decreto del Presidente della Repubblica 1 giugno 1979, n. 191, articolo 11, alla contestuale attribuzione di una rendita vitalizia, ove residui una invalidita’ permanente, totale o parziale, differenziandosi i due istituti per l’ambito e l’intensita’ del rapporto causale tra l’attivita’ lavorativa e l’evento protetto, nonche’ per il fatto che il riconoscimento della causa di servizio non consente di per se’ alcun apprezzamento in ordine all’eventuale incidenza, sull’attitudine lavorativa dell’assicurato, di altri fattori di natura extraprofessionale, ferma restando, in ogni caso, l’operativita’ delle disposizioni dirette ad evitare la duplicazione delle prestazioni”.

24. Il giudice del rinvio dovra’ anche provvedere in ordine alle spese del presente giudizio di legittimita’.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo di ricorso. Dichiara inammissibile il terzo motivo di ricorso.

Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte di Appello di Perugia, in diversa composizione, che provvedera’ anche sulle spese del giudizio di legittimita’.

Laureato nell’anno accademico 2012/2013 all’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in diritto bancario intitolata “Le nuove garanzie bancarie”. Sono iscritto all’ordine degli avvocati di Torre Annunziata, dal maggio del 2013, immediatamente dopo aver conseguito la laurea ed ho superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense nel novembre del 2015. Ho inoltre seguito il 1° Corso per curatore fallimentare e commissario giudiziale tenuto dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata nel 2016. La sede principale della mia attività professionale è in Sorrento, ma esercito la professione di avvocato su tutto il territorio italiano

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