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Azione revocatoria ordinaria promossa dal curatore fallimentare

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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 28 febbraio 2018, n. 4728

Il curatore fallimentare, ove promuova l’azione revocatoria ordinaria L. Fall., ex articolo 66 e articolo 2901 c.c., deve percio’ dimostrare, sotto il profilo dell’eventus damni, la consistenza del credito vantato dai creditori ammessi al passivo nei confronti del fallito, la preesistenza delle ragioni creditorie rispetto al compimento dell’atto pregiudizievole e lo svantaggioso mutamento, qualitativo o quantitativo, del patrimonio del debitore per effetto di tale atto; all’ esito dell’ assolvimento di questo onere probatorio l’ eventus damni potra’ ritenersi sussistente ove risulti che per effetto dell’ atto pregiudizievole sia divenuta oggettivamente piu’ difficoltosa I’ esazione del credito, in misura che ecceda la normale e fisiologica esposizione di un imprenditore verso i propri creditori.

 

 

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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 28 febbraio 2018, n. 4728

Integrale

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 2906/2013 R.G. proposto da:

(OMISSIS) s.r.l., e (OMISSIS) s.r.l. in liquidazione (gia’ (OMISSIS) s.p.a.), rappresentate e difese dall’Avv. (OMISSIS), con domicilio eletto presso il suo studio in (OMISSIS);

– ricorrenti e intimati –

contro

(OMISSIS) s.r.l., rappresentata e difesa dall’Avv. (OMISSIS), con domicilio eletto in (OMISSIS), presso lo studio dell’Avv. (OMISSIS);

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza della Corte d’Appello di Napoli n. 3789/2012 depositata il 21 novembre 2012;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 14 dicembre 2017 dal Consigliere Alberto Pazzi.

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza in data 30 marzo 2009 il Tribunale di Benevento accoglieva l’azione revocatoria ordinaria proposta L. Fall., ex articolo 66 dalla curatela del fallimento (OMISSIS) s.r.l., gia’ (OMISSIS) s.r.l., e dichiarava inefficace nei confronti della procedura attrice l’atto di compravendita del 28 febbraio 2000 con cui la societa’ fallita aveva venduto alla convenuta (OMISSIS) s.r.l. il complesso produttivo composto di terreni e fabbricati ove era insediata la sua attivita’ produttiva, costituente l’unico cespite di proprieta’ della cedente.

La Corte d’Appello di Napoli, con sentenza in data 6 novembre 2012, rigettava l’appello principale proposto da (OMISSIS) s.r.l. e (OMISSIS) s.p.a., intervenuta nel corso del giudizio di primo grado quale successore a titolo particolare dell’originaria convenuta, rideterminava, in accoglimento dell’ appello incidentale, la misura delle spese di lite liquidate in favore di parte attrice e riteneva assorbito I’ appello incidentale condizionato al rigetto dell’ appello principale, con cui la curatela aveva insistito per l’accoglimento della domanda di simulazione dell’atto di compravendita in questione o, in subordine, dell’ azione revocatoria proposta ai sensi della L. Fall., articolo 67.

2. Hanno proposto ricorso per cassazione avverso tale pronuncia (OMISSIS) s.r.l. e la societa’ (OMISSIS) s.r.l. in liquidazione (gia’ (OMISSIS) s.p.a.) al fine di far valere due motivi di impugnazione.

Ha resistito con controricorso la curatela del fallimento (OMISSIS) s.r.l., la quale contestualmente ha proposto ricorso incidentale articolando due motivi di impugnazione.

RAGIONI DELLA DECISIONE

3. Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’articolo 2901 c.c. e L. Fall., articolo 66 con riferimento all’articolo 2697 c.c. sotto il profilo del mancato assolvimento dell’onere della prova gravante sulla curatela attrice in ordine alla sussistenza del pregiudizio patrimoniale; a dire delle ricorrenti il curatore non aveva dimostrato, a seguito dell’esperimento dell’azione revocatoria ordinaria, che il credito quanto meno di alcuni dei creditori ammessi fosse gia’ sorto al momento del compimento dell’ atto che si assumeva pregiudizievole, quale fosse la consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio del debitore subito dopo il compimento dell’atto asseritamente pregiudizievole e quale fosse il concreto detrimento che tale atto aveva arrecato alla massa dei creditori.

Il secondo mezzo lamenta la violazione e la falsa applicazione dell’articolo 2901 c.c. e L. Fall., articolo 66 con riferimento all’articolo 2697 c.c. nonche’ il vizio di motivazione rispetto al mancato assolvimento dell’ onere della prova gravante sulla curatela attrice in merito alla sussistenza della scientia decoctionis.

Al riguardo la corte territoriale aveva ritenuto che la prova potesse ritenersi sussistente in re ipsa trascurando di considerare che il requisito doveva essere accertato con riguardo alle persone fisiche che rappresentavano la compagine alienante.

4. Il primo motivo di ricorso incidentale illustrato nel controricorso presentato dalla curatela del fallimento (OMISSIS) lamenta, in via subordinata in caso di accoglimento del ricorso principale, l’omessa motivazione circa un punto decisivo, dato che la Corte d’Appello non si era pronunciata in merito al motivo di appello incidentale con cui era stato chiesto, laddove fosse stato accolto l’appello principale, di dichiarare l’atto di compravendita inefficace e improduttivo di effetti giuridici nei confronti della massa dei creditori perche’ simulato.

Il secondo motivo del controricorso lamenta, sempre in via subordinata in caso di accoglimento del ricorso principale, l’omessa motivazione circa un punto decisivo, poiche’ la corte territoriale non si era pronunciata rispetto al motivo di appello incidentale con cui era stato chiesto, laddove fosse stato accolto l’appello principale, di revocare l’atto di compravendita ai sensi della L. Fall., articolo 67, comma 1.

5. Il primo motivo di ricorso e’ infondato.

A questo proposito e’ opportuno premettere che in linea generale in tema di revocatoria ordinaria, non essendo richiesta, a fondamento dell’ azione, la totale compromissione della consistenza del patrimonio del debitore, ma soltanto il compimento di un atto che renda piu’ incerta o difficile la soddisfazione del credito, l’onere di provare l’insussistenza di un simile rischio, in ragione di ampie residualita’ patrimoniali, incombe sul convenuto che eccepisca, per questo motivo, la mancanza dell’eventus damni (Sez. 2, n. 1902/2015).

Questa regola generale non trova pero’ applicazione nel caso in cui l’azione pauliana venga esercitata dal fallimento, non solo perche’ il curatore rappresenta contemporaneamente sia la massa dei creditori che il debitore fallito, ma anche in ragione del principio della vicinanza della prova; in questo caso quindi l’onere di dimostrare che il patrimonio residuo era sufficiente a soddisfare le ragioni dei creditori non puo’ essere posto a carico del convenuto, beneficiario dell’ atto impugnato, il quale non e’ tenuto a conoscere l’effettiva situazione patrimoniale del suo dante causa (Sez. 1, n. 8931/2013).

Il curatore fallimentare, ove promuova l’azione revocatoria ordinaria L. Fall., ex articolo 66 e articolo 2901 c.c., deve percio’ dimostrare, sotto il profilo dell’ eventus damni, la consistenza del credito vantato dai creditori ammessi al passivo nei confronti del fallito, la preesistenza delle ragioni creditorie rispetto al compimento dell’ atto pregiudizievole e lo svantaggioso mutamento, qualitativo o quantitativo, del patrimonio del debitore per effetto di tale atto; all’ esito dell’ assolvimento di questo onere probatorio I’ eventus damni potra’ ritenersi sussistente ove risulti che per effetto dell’ atto pregiudizievole sia divenuta oggettivamente piu’ difficoltosa I’ esazione del credito, in misura che ecceda la normale e fisiologica esposizione di un imprenditore verso i propri creditori (Sez. 2, n. 26331/2008).

Nel caso di specie la corte territoriale ha, nella sostanza, fatto corretta applicazione di questi principi laddove in primo luogo ha evidenziato (a pag. 4) che al momento del perfezionamento della vendita la societa’ venditrice poi fallita versava gia’ in una situazione di insolvenza, attestando cosi’ la preesistenza all’atto traslativo di esposizioni debitorie di consistenza tale da arrivare a compromettere la capacita’ dell’imprenditore di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni. Quanto allo sconveniente mutamento qualitativo del patrimonio della societa’ poi fallita la corte territoriale ha osservato che la vendita, involgendo l’intero patrimonio immobiliare di proprieta’, aveva diminuito in maniera consistente la garanzia, dal momento che un simile pregiudizio si verifica anche quando l’atto dispositivo determina una variazione pur solo qualitativa del patrimonio.

Questa valutazione ha fatto corretta applicazione del principio secondo cui l’atto che renda piu’ incerto o difficile il soddisfacimento del credito puo’ consistere non solo in una variazione quantitativa del patrimonio del debitore, ma anche in una modificazione qualitativa di esso, soprattutto in caso di monetizzazione dell’intero patrimonio immobiliare dell’imprenditore, poiche’ la sostituzione di un immobile con il denaro derivante dalla compravendita comporta di per se’ una rilevante modifica qualitativa della garanzia patrimoniale, in considerazione della maggiore facilita’ di cessione del denaro (Sez. 3, n. 1896/2012).

6. La giurisprudenza di questa corte ha gia’ chiarito che il presupposto soggettivo dell’azione revocatoria promossa nei confronti di societa’ di capitali non conosce criteri differenziati di valutazione dello stato di scienza o di ignoranza dello stato d’insolvenza, che, pertanto, nel caso delle persone giuridiche, si identificano normalmente in quelli delle persone fisiche che ne hanno la rappresentanza in virtu’ del nesso organico (Sez. 1, n. 5106/2012; nello stesso senso Sez. 2, n. 23685/2014).

La sentenza impugnata, nel ravvisare il presupposto della scientia damni, ha fatto corretta applicazione di questo principio, apprezzandolo rispetto alla persona che rivestiva la carica di legale rappresentante nella compagine acquirente cosi’ come nella societa’ venditrice.

Questa convergenza di cariche sulla medesima persona fisica, risultante documentalmente, era idonea a dimostrare, secondo la valutazione della corte distrettuale, che la compagine acquirente fosse a conoscenza della situazione di insolvenza in cui versava la societa’ venditrice e del pregiudizio che l’atto avrebbe arrecato ai creditori.

A fronte di una simile motivazione il secondo motivo di ricorso non si confronta in alcun modo con le ragioni illustrate dal collegio d’ appello e risulta cosi’ inammissibile, poiche’ la proposizione di censure prive di specifica attinenza al decisum della sentenza impugnata e’ assimilabile alla mancata enunciazione dei motivi richiesti dall’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 4), (Sez. 6 – 1, n. 20910/2017).

7. In forza dei motivi sopra illustrati il ricorso principale deve quindi essere respinto.

Il ricorso incidentale, sotto entrambi i profili dedotti, e’ implicitamente condizionato all’eventuale accoglimento di uno dei motivi di ricorso presentati in via principale e deve percio’ ritenersi assorbito a seguito del rigetto del ricorso principale.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale, dichiara assorbito il ricorso incidentale e condanna il ricorrente a rifondere alla controparte le spese di lite, che liquida in complessivi Euro 10.200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre accessori come per legge e contributo spese generali nella misura del 15%.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, si da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.

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umberto davidehttp://umbertodavide.it
Laureato nell’anno accademico 2012/2013 all’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in diritto bancario intitolata “Le nuove garanzie bancarie”. Sono iscritto all’ordine degli avvocati di Torre Annunziata, dal maggio del 2013, immediatamente dopo aver conseguito la laurea ed ho superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense nel novembre del 2015. Ho inoltre seguito il 1° Corso per curatore fallimentare e commissario giudiziale tenuto dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata nel 2016. La sede principale della mia attività professionale è in Sorrento, ma esercito la professione di avvocato su tutto il territorio italiano

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