Revocatoria fallimentare di atti solutori incassati dal rappresentante del beneficiario

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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 21 febbraio 2018, n. 4195

nel caso di revocatoria fallimentare di atti solutori – quali sono pacificamente quelli in esame -, il soggetto chiamato alla restituzione delle somme ricevute, tenuto conto del fine che e’ proprio della revocatoria fallimentare, cioe’ di ristabilire la par condicio creditorum, non puo’ essere evidentemente che l’accipiens, inteso come colui che essendo creditore del fallito risulta beneficiario diretto dell’atto solutorio, non certo il suo rappresentante che si sia limitato ad incassare il denaro per farlo poi confluire nella piena disponibilita’ del rappresentato.

 

 

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Corte di Cassazione, Sezione 1 civile Ordinanza 21 febbraio 2018, n. 4195

Integrale

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere

Dott. FICHERA Giuseppe – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sui ricorsi riuniti iscritti ai nn. 6102/2012 e 26223/2012 R.G. proposti da:

(OMISSIS) s.p.a., (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultimo in (OMISSIS).

– ricorrente –

contro

(OMISSIS), societa’ di diritto canadese, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultimo in (OMISSIS).

– controricorrente e ricorrente in via incidentale –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso il loro studio in (OMISSIS).

– controricorrente –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso il loro studio in (OMISSIS).

– controricorrente –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. (OMISSIS), in (OMISSIS).

– controricorrente –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. (OMISSIS), in (OMISSIS).

– controricorrente –

e da

(OMISSIS), societa’ di diritto canadese, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultimo in (OMISSIS).

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultimo in (OMISSIS).

– controricorrente e ricorrente in via incidentale –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso il loro studio in (OMISSIS).

– controricorrente e ricorrente in via incidentale –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso il loro studio in (OMISSIS).

– controricorrente e ricorrente in via incidentale –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. (OMISSIS), in (OMISSIS).

– controricorrente e ricorrente in via incidentale –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. (OMISSIS), in (OMISSIS).

– controricorrente –

e da

(OMISSIS), societa’ di diritto canadese, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultimo in (OMISSIS).

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultimo in (OMISSIS).

– controricorrente e ricorrente in via incidentale –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso il loro studio in (OMISSIS).

– controricorrente –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti (OMISSIS) e (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso il loro studio in (OMISSIS).

– controricorrente –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. (OMISSIS), in (OMISSIS).

– controricorrente –

e contro

(OMISSIS) s.p.a. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. (OMISSIS), elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. (OMISSIS), in (OMISSIS).

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3510/2011 della Corte d’appello di Napoli, depositata il 16 novembre 2011 e l’ordinanza resa dalla medesima Corte d’appello il successivo 25 luglio 2012.

Lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale Luisa De Renzis, che ha chiesto in via preliminare la riunione dei giudizi iscritti ai nn. 6102/2012 e 26223/2012 r.g.; per i ricorsi iscritti al n. 6102/2012 r.g. il rigetto di quelli principali proposti da (OMISSIS) s.p.a. e da (OMISSIS), l’inammissibilita’ del ricorso incidentale di quest’ultima e il non luogo a provvedere sui ricorsi incidentali proposti da (OMISSIS) s.p.a., (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a.; per il ricorso iscritto al n. 26223/2012 r.g. proposto da (OMISSIS), l’inammissibilita’ del primo, secondo e quarto motivo e il rigetto del terzo motivo.

Sentite le relazioni svolte nella Camera di consiglio del 27 settembre 2017 dal Consigliere Dott. Giuseppe Fichera.

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Napoli, con sentenza depositata il 16 novembre 2011, respinse l’appello proposto da (OMISSIS) s.p.a., assuntore del concordato fallimentare della (OMISSIS) s.p.a., avverso la decisione di rigetto dell’azione revocatoria fallimentare dei pagamenti ricevuti dalla (OMISSIS) nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento della ridetta (OMISSIS) s.p.a., promossa in origine dal suo curatore fallimentare e poi proseguita dall’assuntore.

Accogliendo solo in parte l’appello incidentale proposto da (OMISSIS), confermo’ la condanna di quest’ultima al pagamento delle spese processuali del primo grado, riducendone tuttavia la quantificazione, in favore di (OMISSIS) s.p.a., (OMISSIS) s.p.a., (OMISSIS) s.p.a., (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a., chiamate in causa dalla detta convenuta per essere manlevata nel caso di soccombenza nei confronti del fallimento attore; condanno’ infine l’appellante alla rifusione delle spese del giudizio di appello sostenute dalla (OMISSIS), compensando integralmente quelle tra la predetta e gli istituti di crediti appellati.

Ritenne il giudice d’appello che la sentenza di primo grado non meritasse censura nella parte in cui aveva affermato il difetto di “legittimazione passiva” della (OMISSIS), trattandosi di un rappresentante della parte venditrice (OMISSIS) (di seguito breviter (OMISSIS)), intervenuto in occasione degli acquisti di ingenti partite di grano da parte della societa’ poi fallita.

Aggiunse la corte di merito che la domanda di revocatoria dei pagamenti effettuati dalla societa’ fallita, alla stregua di atti solutori anormali L. Fall., ex articolo 67, comma 1, n. 2), si mostrava inammissibile, essendo stata formulata dall’assuntore del concordato soltanto in seno ad una memoria e negli scritti difensivi finali depositati in tribunale.

Quanto alle spese processuali del primo grado, la Corte napoletana stimo’ eccessiva la liquidazione di tali oneri operata dal primo giudice in favore dei terzi chiamati in causa, riducendone l’importo complessivo, ma confermo’ la condanna della (OMISSIS) al loro pagamento, affermando l’infondatezza della sua domanda di garanzia.

Avverso la detta sentenza della corte d’appello hanno proposto distinti ricorsi per cassazione, iscritti al medesimo numero di registro generale, (OMISSIS) s.p.a., che si e’ affidata a dieci mezzi, e (OMISSIS) con tre motivi, cui hanno risposto con controricorso (OMISSIS) s.p.a. (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a., cui hanno accompagnato ricorso incidentale, nonche’ (OMISSIS) s.p.a., gia’ (OMISSIS) s.p.a., anche quale incorporante della (OMISSIS) s.p.a..

Con successiva ordinanza resa il 25 luglio 2012, su ricorso di (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a., la Corte d’appello di Napoli ha disposto la correzione del dispositivo della sentenza qui impugnata, restando attribuita la somma complessivamente liquidata in sentenza per le spese di primo grado “a ciascuno” dei terzi chiamati in causa.

(OMISSIS) ha quindi proposto altro ricorso per cassazione avverso il provvedimento di correzione, fondato su quattro motivi, cui resistono con controricorso (OMISSIS) s.p.a., che ha pure proposto ricorso incidentale, nonche’ (OMISSIS) s.p.a., (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a..

Tutte le parti hanno depositato memorie ex articolo 380-bis c.p.c., comma 1.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente, d’ufficio, va disposta la riunione dei ricorsi proposti avverso la sentenza della corte d’appello di Napoli, nonche’ contro la successiva ordinanza di correzione dell’errore materiale, iscritti rispettivamente ai nn. 6102/2012 e 26223/2012 r.g..

2. Si puo’ quindi procedere all’esame del ricorso proposto da (OMISSIS) s.p.a. e di quello incidentale condizionato proposto da (OMISSIS), iscritti al n. 6102/2012.

2.1 Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione della L. Fall., articolo 67, commi 1 e 2, articolo 2704 c.c. e dell’articolo 12 preleggi, poiche’ la corte d’appello ha erroneamente ritenuto la carenza di legittimazione passiva di (OMISSIS), che ha ricevuto tutti i pagamenti effettuati dalla societa’ poi fallita, ritenendo opponibili al curatore fallimentare i contratti quadro stipulati tra (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) ancorche’ privi di data certa.

2.2. Con il secondo motivo assume vizio di motivazione, ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5), avendo il giudice di merito omesso di motivare sulle ragioni che l’hanno indotto a ritenere carente di legittimazione passiva la (OMISSIS).

2.3. I detti motivi, da esaminare congiuntamente, sono entrambi inammissibili e comunque infondati.

Sono inammissibili in quanto dalla mera lettura della sentenza impugnata non emerge che la ricorrente abbia mai prospettato, nel corso del giudizio di primo grado, che (OMISSIS) pure quale rappresentante del (OMISSIS) possa essere chiamata a restituire i pagamenti ricevuti dalla fallita, ne’ emerge che la difesa del fallimento abbia contestato l’opponibilita’ dei contratti quadro alla curatela, trattandosi quindi di censure nuove, articolate per la prima volta nell’odierno processo con la comparsa conclusionale depositata innanzi al giudice d’appello.

Sono comunque infondati per la decisiva considerazione che nel caso di revocatoria fallimentare di atti solutori – quali sono pacificamente quelli in esame -, il soggetto chiamato alla restituzione delle somme ricevute, tenuto conto del fine che e’ proprio della revocatoria fallimentare, cioe’ di ristabilire la par condicio creditorum, non puo’ essere evidentemente che l’accipiens, inteso come colui che essendo creditore del fallito risulta beneficiario diretto dell’atto solutorio, non certo il suo rappresentante che si sia limitato ad incassare il denaro per farlo poi confluire nella piena disponibilita’ del rappresentato.

3. Con il terzo motivo denuncia violazione degli articoli 1387, 1388, 1704, 1705 e 1731 c.c., avendo ritenuto la corte d’appello l’esistenza di un mandato con rappresentanza tra il (OMISSIS) e la (OMISSIS), essendo invece quest’ultima una parte che acquistava dal primo le derrate di grano canadesi per poi rivenderle all’estero.

3.1. Con il quarto motivo assume violazione degli articoli 2721, 2724, 2729 c.c., poiche’ la corte di merito ha erroneamente ritenuto (OMISSIS) rappresentante del (OMISSIS), anche per il periodo successivo alla scadenza degli accordi quadro, relativi sia al grano duro che al grano tenero, intercorsi tra il predetto ente e la (OMISSIS) s.p.a..

3.2. Con il quinto motivo assume vizio di motivazione, ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5), avendo il giudice di merito contraddittoriamente ritenuto (OMISSIS) rappresentante del (OMISSIS), anche per il periodo in cui non ha trovato applicazione alcun contratto quadro tra quest’ultimo e la (OMISSIS) s.p.a..

3.3. I descritti motivi, anch’essi meritevoli di esame congiunto, sono tutti infondati.

La corte d’appello ha fatto buon governo delle regole sulla rappresentanza negoziale, avendo ritenuto con motivazione congrua e non meritevole di censure di sorta, che il rapporto instauratosi tra (OMISSIS) e (OMISSIS) fosse di mera rappresentanza, avendo in sostanza (OMISSIS) s.p.a. acquistato, tra il 1998 e il 1999, ingenti quantita’ di grano dal (OMISSIS), effettuando i relativi pagamenti sempre in favore di quest’ultimo.

E cio’ sulla base del materiale istruttorio acquisito e, in particolare, dei contratti quadro stipulati tra (OMISSIS) e (OMISSIS), dai quali emergeva con chiarezza il ruolo di mero rappresentante della (OMISSIS), unico esportatore accreditato del grano canadese all’estero, nonche’ pacificamente percettore di commissioni per il ruolo di intermediazione svolto nel rapporto negoziale tra il (OMISSIS) e (OMISSIS) s.p.a..

Quanto alle censure riferite al ragionamento presuntivo effettuato dalla Corte napoletana, e’ sufficiente ricordare che spetta al giudice di merito stabilire l’opportunita’ di fare ricorso a presunzioni, individuare i fatti da porre a fondamento del relativo processo logico e valutarne la rispondenza ai requisiti di legge, con apprezzamento di fatto che, ove adeguatamente motivato, sfugge al sindacato di legittimita’ (Cass. 08/01/2015, n. 101).

Resta dunque insindacabile in sede di legittimita’ la valutazione della corte d’appello, nella parte in cui ha ritenuto perdurante anche per l’anno 1999 – pure in difetto in seno alla produzione documentale ammissibile di un valido contratto quadro -, il ruolo di mera rappresentanza della (OMISSIS), desunta dalla circostanza che anche per quell’anno la predetta societa’ continuo’ a percepire una commissione sulle derrate di grano acquistate dalla (OMISSIS) s.p.a..

4. Con il sesto motivo deduce violazione dell’articolo 345 c.p.c., poiche’ la corte ha reputato inammissibile la produzione di taluni documenti in appello da parte di (OMISSIS) s.p.a., pure trattandosi di atti tempestivamente prodotti, ovvero acquisiti dopo la conclusione del giudizio di primo grado e, comunque, indispensabili ai fini della decisione.

4.1. Con il settimo motivo assume vizio di motivazione, ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5), avendo il giudice di merito ritenuto inammissibile la produzione della stampa di una pagina del sito web del (OMISSIS), nonostante il suo contenuto neppure risultasse contestato dalle parti.

4.2. I due motivi, avvinti dal comune oggetto, sono manifestamente infondati.

La corte d’appello ha ritenuto inammissibile la produzione di una serie di documenti, pacificamente effettuata da (OMISSIS) s.p.a. soltanto all’udienza fissata per l’esame dell’istanza di sospensiva della sentenza impugnata ex articolo 351 c.p.c..

Ora, e’ noto che ai sensi dell’articolo 345 c.p.c., comma 3 – nel testo applicabile ratione temporis, anteriore alle novelle introdotte prima dalla L. 18 giugno 2009, n. 69 (entrata in vigore il 4 luglio 2009, dopo la notifica dell’appello proposto dall’odierna ricorrente, risalente al 5 giugno 2009) e poi dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134 -, la produzione di nuovi documenti in appello restava ammissibile quando il collegio li avesse ritenuti “indispensabili” ai fini della decisione della causa (Cass. s.u. 20/04/2005, n. 8203).

Tuttavia, e’ altrettanto chiaro che la facolta’ di produrre nuovi documenti in appello e’ ammessa dal ridetto dell’articolo 345 c.p.c., comma 3, purche’ essa avvenga non nel corso del giudizio di secondo grado, ma in sede di costituzione, come prescritto, a pena di decadenza, dal codice di rito e cosi’ trovando applicazione il disposto degli articoli 163 e 166 c.p.c., richiamati dall’articolo 342 c.p.c., comma 1 e articolo 347 c.p.c., comma 1, tenuto conto dell’esigenza di concentrare le attivita’ assertive e probatorie nella fase iniziale del procedimento e avuto riguardo all’assenza di richiami, nella disciplina del grado di giudizio, alla disposizione dell’articolo 184 c.p.c. – oggi articolo 183 c.p.c., comma 6, che consente al giudice di primo grado, su richiesta delle parti, di assegnare un ulteriore termine, dopo la loro costituzione, per la produzione di documenti (Cass. 23/05/2014, n. 11510; Cass. 10/06/2011, n. 12731).

Quanto alla lamentato vizio di motivazione in relazione al documento costituito dalla stampa di una pagina del sito web del (OMISSIS), e’ sufficiente ricordare che e’ inammissibile il motivo di ricorso per cassazione con il quale la sentenza impugnata venga censurata, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5), per difformita’ dell’apprezzamento dei fatti e delle prove dato dal giudice del merito rispetto a quello preteso dalla parte, spettando solo a detto giudice individuare le fonti del proprio convincimento, valutare le prove, controllarne l’attendibilita’ e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge in cui un valore legale e’ assegnato alla prova (Cass. 26/03/2010 n. 7394; Cass. 06/03/2008, n. 6064).

5. Con l’ottavo motivo denuncia violazione dell’articolo 112 c.p.c. e articolo 163 c.p.c., comma 3, n. 4), nonche’ della L. Fall., articolo 67, comma 1, n. 2), poiche’ il giudice di merito ha dichiarato inammissibile la domanda di revocatoria fallimentare dei pagamenti effettuati con mezzi anormali, nonostante la stessa fosse stata tempestivamente proposta nel giudizio di primo grado.

5.1. Il motivo, palesemente inammissibile per difetto di interesse, una volta escluso nel presente giudizio che gli atti solutori posti in essere dalla (OMISSIS) s.p.a. siano comunque andati a beneficio della (OMISSIS), e’ comunque manifestamente infondato, emergendo dagli atti come successivamente alla dichiarazione di interruzione del processo – a seguito del ritorno in bonis della (OMISSIS) s.p.a. -, (OMISSIS) s.p.a., quale successore a titolo particolare del fallimento, avendo riassunto l’originario giudizio teso alla revocatoria fallimentare dei pagamenti L. Fall., ex articolo 67, comma 2, non poteva proporre per la prima volta una nuova causa petendi (basata sulla revocabilita’ degli atti solutori poiche’ eseguiti con mezzi anormali, L. Fall., ex articolo 67, comma 1, n. 2), , ne’ in seno alla comparsa di riassunzione e tantomeno nelle successive memorie autorizzate dal giudice istruttore.

6. Con il nono motivo censura la violazione dell’articolo 92 c.p.c., per avere il giudice d’appello applicato integralmente il principio della soccombenza nella liquidazione delle spese giudiziali dei due gradi di giudizio, nonostante il rigetto delle eccezioni preliminari sollevate dall’appellata (OMISSIS).

6.1. Il motivo e’ manifestamente infondato.

Invero, la nozione di soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o totale delle spese processuali, sottende anche in relazione al principio di causalita’ – una pluralita’ di domande contrapposte, accolte o rigettate, che si siano trovate in cumulo nel medesimo processo fra le stesse parti, ovvero l’accoglimento parziale dell’unica domanda proposta, allorche’ essa sia stata articolata in piu’ capi e ne siano stati accolti uno o alcuni e rigettati gli altri, ovvero una parzialita’ dell’accoglimento meramente quantitativa, riguardante una domanda articolata in unico capo (Cass. 23/09/2013, n. 21684).

Nella vicenda all’esame e’ evidente, invece, come l’unica domanda formulata dalla curatela fallimentare – e poi proseguita dall’assuntore – sia stata integralmente respinta sia in primo che in secondo grado, dovendosi allora ritenere dovuta la condanna della parte soccombente alla rifusione delle spese di entrambe le fasi di merito.

7. Con il decimo motivo assume ancora vizio di motivazione, ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5), atteso che la corte d’appello ha omesso di motivare sulle ragioni del rigetto dell’istanza tesa a disporre una consulenza tecnica d’ufficio.

7.1. Il motivo e’ inammissibile.

Com’e’ noto, il giudizio sulla necessita’ ed utilita’ di far ricorso allo strumento della consulenza tecnica d’ufficio rientra nel potere discrezionale del giudice del merito, la cui decisione e’, di regola, incensurabile nel giudizio di legittimita’ (Cass. 23/03/2017, n. 7472).

Con il motivo in discussione, peraltro, la ricorrente non ha neppure illustrato quale fosse l’esatto contenuto della consulenza d’ufficio invocata – palesandosi sul punto il ricorso privo della necessaria specificita’ – ed ha altresi’ omesso di formulare rilievi di sorta avverso la motivazione – pure sinteticamente formulata dal collegio, definendo il mezzo “di natura esplorativa” – utilizzata per respingere l’istanza tesa all’assunzione della ridetta consulenza.

8. Il ricorso incidentale condizionato formulato da (OMISSIS), con il quale la ricorrente in definitiva ripropone senz’altro le eccezioni gia’ formulate nel giudizio di merito e chiede, altresi’, in via subordinata l’accoglimento della domanda di manleva formulata nel giudizio di merito, resta assorbito dal rigetto del ricorso principale.

9. E’ ora consentito procedere all’esame del ricorso avanzato da (OMISSIS) e dei ricorsi incidentali formulati da (OMISSIS) s.p.a., (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a., sempre iscritti al n. 6102/2012 r.g..

9.1. Con il primo motivo la ricorrente principale deduce la violazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5), avendo la corte d’appello confermato la condanna del convenuto vittorioso in primo grado alla rifusione delle spese di lite sostenute dai terzi chiamati in causa, nonostante la chiamata stessa non fosse palesemente arbitraria o temeraria.

9.2. Con il secondo motivo assume violazione degli articoli 1710 e 1711 c.c., poiche’ la domanda di manleva spiccata nei confronti degli istituti di credito era fondata, avendo questi ultimi, quali mandatari della (OMISSIS), omesso di informare la mandante dello stato di insolvenza in cui versava (OMISSIS) s.p.a..

9.3. I detti motivi, avvinti dal comune oggetto, sono entrambi infondati.

Invero, secondo un risalente orientamento di questa Corte, in tema di spese processuali la “palese” infondatezza della domanda di garanzia proposta dal convenuto nei confronti del terzo chiamato, comporta l’applicabilita’ del principio di soccombenza nel rapporto processuale instauratosi tra loro, anche quando l’attore sia, a sua volta, soccombente nei confronti del convenuto chiamante, atteso che quest’ultimo sarebbe stato soccombente nei confronti del terzo anche in caso di esito diverso della causa principale (Cass. 21/04/2017, n. 10070; Cass. 14/05/2012, n. 7431; Cass. 08/04/2010, n. 8363; Cass. 02/04/2004, n. 6514; Cass. 27/04/1991, n. 4634).

Si sostiene al riguardo che, sul piano causale, una precisa concatenazione legherebbe la domanda dell’attore alla costituzione del convenuto e questa alla chiamata in causa del terzo, dal momento che detta chiamata certamente non avrebbe avuto luogo, ad opera del convenuto, in difetto dell’originaria citazione; varrebbe tuttavia ad interrompere questo nesso causale, ponendosi quindi come causa unica del coinvolgimento del terzo, “una chiamata che non abbia, “ictu oculi”, nessuna giustificazione sostanziale e processuale per la sua palese arbitrarieta’” (cosi’ Cass. n. 6514 del 2004, cit.).

Ritiene la Corte di dovere dare continuita’ al descritto indirizzo, con la necessaria precisazione che nel caso di integrale rigetto della domanda dell’attore, con conseguente assorbimento di quella di garanzia avanzata dal convenuto nei confronti del terzo chiamato, e’ la mera applicazione del principio della soccombenza (qui evidentemente soltanto “virtuale”), a regolare il rapporto tra chiamante e chiamato in relazione alle spese processuali.

Ne deriva, allora, che le spese processuali sostenute dal chiamato potranno essere sempre poste a carico del chiamante, una volta che il giudice abbia valutato l’infondatezza della chiamata in causa del terzo, senza necessita’ che un siffatto accertamento di natura necessariamente incidentale – risulti rafforzato da ulteriori requisiti (in termini di “manifesta infondatezza” ovvero di “palese arbitrarieta’”), che, per un verso, mostrano sempre profili di sicura opinabilita’ e, per altro verso, non risultano espressamente richiesti dall’articolo 91 c.p.c., al fine di regolare le spese processuali in caso di soccombenza.

Orbene, nella vicenda qui all’esame, il giudice di merito ha ritenuto senz’altro infondata la domanda di garanzia spiccata dalla (OMISSIS) nei confronti degli istituti di credito, partendo dal presupposto che l’accoglimento della stessa presupponeva l’esistenza di un rapporto di mandato o, quanto meno, l’instaurazione di una relazione tale da ingenerare nelle banche un qualificato dovere di protezione e collaborazione anche nei confronti della (OMISSIS).

A fronte delle deduzioni della odierna ricorrente che aveva sostenuto di avere avuto anch’essa un rapporto di mandato con gli istituti di credito, la corte d’appello ha replicato che un siffatto rapporto era sorto soltanto tra (OMISSIS) s.p.a. e le ridette banche, con cio’ volendo dire che i ridotti compiti svolti dagli istituti di credito in esecuzione dell’incarico si erano arrestati, per quanto riguarda la (OMISSIS), a livello di mero controllo contabile amministrativo, da cui non era certo potuto derivare a carico delle chiamate in causa, l’insorgere dei piu’ complessi e delicati obblighi informativi pretesi a suo favore dalla societa’ canadese.

E un siffatto ragionamento – che si condivide perche’ immune da vizi logici o giuridici -, sia pure effettuato in via incidentale al solo fine di regolare le spese processuali, non puo’ essere rimesso in discussione, come invece mostra erroneamente di ritenere la ricorrente, allegando soltanto nella presente fase del giudizio circostanze nuove, in precedenza mai sottoposte al vaglio dei giudici di merito, che dimostrerebbero l’esistenza di un rapporto di mandato all’incasso tra (OMISSIS) e le banche chiamate in causa.

10. Con il terzo motivo (OMISSIS) lamenta violazione dell’articolo 92 c.p.c., sussistendo i presupposti per la compensazione integrale delle spese del primo grado tra il convenuto e i terzi chiamati in causa; in subordine chiede la rideterminazione in misura ridotta delle spese gia’ liquidate dalla corte d’appello in favore dei chiamati.

10.1. Con un unico motivo di ricorso incidentale, in parte condizionato (si veda la memoria depositata in data 6 settembre 2017), (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a. assumono vizio di motivazione, ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5), poiche’ con motivazione insufficiente e contraddittoria la corte d’appello: 1) ha disposto la compensazione delle spese del giudizio di appello; 2) ha liquidato cumulativamente le somme spettanti a ciascuna delle parti chiamate in causa per il giudizio di primo grado.

10.2. Con l’unico motivo del ricorso incidentale (OMISSIS) s.p.a. deduce violazione dell’articolo 92 c.p.c., avendo la corte d’appello disposto, con motivazione non plausibile, la compensazione delle spese del giudizio di gravame.

10.3. Il terzo motivo del ricorso della (OMISSIS), come pure il ricorso incidentale formulato (OMISSIS) s.p.a. sono entrambi inammissibili.

Invero in tema di compensazione delle spese processuali ai sensi dell’articolo 92 c.p.c. – nel testo, qui applicabile ratione temporis, come novellato dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263 e prima dell’ulteriore modifica introdotta dalla L. 18 giugno 2009, n. 69 -, il sindacato della Corte di Cassazione e’ limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le stesse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, per cui vi esula, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell’opportunita’ di compensarle in tutto o in parte, sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di concorso di altri “giusti motivi” (Cass. 31/03/2017, n. 8421; Cass. 19/06/2013, n. 15317; Cass. 06/10/2011, n. 20457).

Nel caso a mano, come visto, la corte d’appello nel regolare le spese del primo grado ha fatto applicazione del principio della soccombenza nel rapporto tra il chiamante e i terzi chiamati in causa, con decisione che appare ineccepibile, mentre ha ritenuto di compensare le spese del grado di appello, esplicitando poi in motivazione quei “giusti motivi” che inducevano alla detta decisione; i quali giusti motivi – ancorati alla mera riproduzione, in sede di gravame, delle difese articolate in prime cure – non appaiono prima facie illogici o contraddittori, restando quindi esclusa ancora una volta la possibilita’ di sindacare sul punto la sentenza impugnata.

Parimenti inammissibili sono le censure riferite dalla ricorrente principale al quantum delle spese processuali del primo grado, come rideterminato dal giudice d’appello, dovendosi ricordare che la determinazione degli onorari di avvocato e dei diritti di procuratore costituisce esercizio di un potere discrezionale del giudice che, qualora sia contenuto tra il minimo ed il massimo della tariffa – e’ il caso in discussione, dove nessuna delle parti allega una violazione del Decreto Ministeriale 8 aprile 2004, n. 127, illo tempore vigente -, non richiede una specifica motivazione e non puo’ formare oggetto di sindacato in sede di legittimita’ (Cass. 09/10/2015, n. 20289).

Assorbiti, infine, risultano i ricorsi incidentali proposti da (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a., perche’ in parte relativamente alla compensazione delle spese di appello tra la chiamante e i terzi chiamati in causa – condizionati all’accoglimento di quello principale; e in parte – in ordine alla determinazione “cumulativa”, anziche’ per ciascuna delle parti processuali, delle spese processuali relative al giudizio di primo grado liquidate in favore dei terzi chiamati in causa – espressamente rinunciati (si veda la memoria depositata in data 6 settembre 2017).

11. Occorre, infine, procedere all’esame del ricorso proposto da (OMISSIS) avverso l’ordinanza ex articolo 288 c.p.c., resa dalla corte d’appello di Napoli il 25 luglio 2012, iscritto al n. 26223/2012 r.g. qui riuniti.

11.1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5), avendo la corte d’appello condannato il convenuto vittorioso alla rifusione delle spese di lite sostenute in primo grado dai terzi chiamati in causa, nonostante la chiamata non fosse palesemente arbitraria o temeraria.

11.2. Con il secondo motivo assume violazione degli articoli 1176, 1710, 1711 e 1715 c.c., nonche’ vizio di motivazione ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5), poiche’ la domanda di manleva spiccata nei confronti degli istituti di credito era fondata, avendo questi ultimi, quali mandatari della (OMISSIS), omesso di informare la mandante dello stato di insolvenza in cui versava (OMISSIS) s.p.a..

11.3. Con il terzo motivo denuncia violazione degli articoli 287 c.p.c. e segg., poiche’ la corte d’appello ha in maniera inammissibile integrato il contenuto della sentenza impugnata in ordine alla quantificazione delle spese processuali del primo grado sostenute dai terzi chiamati in causa, anziche’ limitarsi a correggere un errore materiale.

11.4. Con il quarto motivo lamenta violazione dell’articolo 92 c.p.c., nonche’ vizio di motivazione ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5), sussistendo i presupposti per la compensazione integrale delle spese del primo grado tra il convenuto e i terzi chiamati in causa; in subordine chiede la rideterminazione in misura ridotta delle spese gia’ liquidate dalla corte d’appello in favore dei chiamati.

11.5. Con l’unico motivo del ricorso incidentale (OMISSIS) s.p.a. afferma la violazione dell’articolo 287 c.p.c., poiche’ la corte d’appello ha applicato illegittimamente il procedimento di correzione dell’errore materiale al di fuori dei casi previsti dalla legge.

11.6. Il primo, il secondo e il quarto motivo del ricorso principale proposti da (OMISSIS), avvinti da comune sorte, sono tutti inammissibili, essendo tesi a censurare un provvedimento diverso da quello impugnato (la sentenza resa dalla Corte d’appello di Napoli, peraltro gia’ impugnata, con identici mezzi, dalla medesima ricorrente).

11.7. Il terzo motivo del ricorso avanzato da (OMISSIS), come quello incidentale avanzato da (OMISSIS) s.p.a., sono invece infondati.

Com’e’ noto, lo specifico mezzo di impugnazione apprestato dall’articolo 288 c.p.c., comma 4, si riferisce alla sola ipotesi in cui, attraverso il surrettizio ricorso al procedimento di correzione, venga modificato il contenuto decisorio della sentenza, affetta non da errori materiali o di calcolo, bensi’ da errori di diritto (Cass. 24/12/2015, n. 25978; Cass. 20/10/2014, n. 22185; Cass. s.u. 12/03/2004, n. 5165).

La corte d’appello di Napoli, su ricorso delle appellate (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a., ha semplicemente disposto la correzione del dispositivo della sentenza qui impugnata nella parte in cui ometteva di precisare che la somma liquidata “complessivamente” per le spese legali sostenute nel corso del giudizio di primo grado dai terzi chiamati in causa, andava corrisposta da (OMISSIS) in favore “di ciascuna” delle dette parti processuali, emergendo all’evidenza il lapsus calami in cui era incorso l’estensore del dispositivo della pronuncia poi corretta, atteso che nella motivazione il giudice del gravame riconosceva il diritto di ciascuno degli istituti di credito, come gia’ stabilito dal giudice di primo grado, alla rifusione delle spese della detta fase commisurate ad un valore complessivo della causa di ben Euro 89.596.272,26.

Si e’ trattato, allora, dell’applicazione del procedimento di natura amministrativa, disciplinato dagli articoli 287 c.p.c. e segg., che non costituisce quindi un non consentito esercizio da parte del giudice del suo potere giurisdizionale.

12. Le spese dei due giudizi di legittimita’ riuniti seguono la soccombenza tra (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS), nonche’ tra quest’ultima e (OMISSIS) s.p.a., (OMISSIS) s.p.a., (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a., liquidate come in dispositivo in applicazione del Decreto Ministeriale n. 55 del 2014, tenuto conto del rilevante differente valore esistente tra i ricorsi proposti da (OMISSIS) s.p.a. e quelli avanzati da (OMISSIS).

P.Q.M.

Rigetta i ricorsi proposti da (OMISSIS) s.p.a. e da (OMISSIS), nonche’ quello incidentale proposto da (OMISSIS) s.p.a., assorbiti i ricorsi incidentali proposti da (OMISSIS) s.p.a. e (OMISSIS) s.p.a. iscritti al n. 6102/2012 r.g..

Rigetta il ricorso principale proposto da (OMISSIS) e quello incidentale proposto da (OMISSIS) s.p.a. iscritti al n. 26223/2012.

Condanna (OMISSIS) s.p.a. alla rifusione in favore di (OMISSIS) delle spese del giudizio di legittimita’, liquidate in complessivi Euro 80.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Condanna (OMISSIS) al pagamento in favore di (OMISSIS) s.p.a., (OMISSIS) s.p.a., (OMISSIS) s.p.a. e Unicredit s.p.a. delle spese del giudizio di legittimita’, liquidate per ciascuna delle controricorrenti in complessivi Euro 10.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Laureato nell’anno accademico 2012/2013 all’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in diritto bancario intitolata “Le nuove garanzie bancarie”. Sono iscritto all’ordine degli avvocati di Torre Annunziata, dal maggio del 2013, immediatamente dopo aver conseguito la laurea ed ho superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense nel novembre del 2015. Ho inoltre seguito il 1° Corso per curatore fallimentare e commissario giudiziale tenuto dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata nel 2016. La sede principale della mia attività professionale è in Sorrento, ma esercito la professione di avvocato su tutto il territorio italiano

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