Azione revocatoria articolo 67 scientia decoctionis in capo al terzo

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in tema di elemento soggettivo dell’azione revocatoria proposta L. Fall., ex articolo 67, comma 2, la “scientia decoctionis” in capo al terzo e’ oggetto di apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimita’ se correttamente motivato, potendosi formare il relativo convincimento anche attraverso il ricorso alla presunzione, alla luce del parametro della comune prudenza ed avvedutezza e della normale ed ordinaria diligenza, con rilevanza peculiare della condizione professionale dell’accipiens.

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Corte di Cassazione, Sezione 6 1 civile Ordinanza 6 settembre 2018, n. 21697

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – rel. Presidente

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – Consigliere

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20586-2016 proposto da:

(OMISSIS) SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL, in persona del Curatore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS);

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 555/2016 della CORTE D’APPELLO di ANCONA, depositata il 09/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 10/07/2018 dal Presidente Relatore Dott. ANDREA SCALDAFERRI.

FATTO E DIRITTO

La Corte:

rilevato che (OMISSIS) S.R.L. impugna la sentenza App. Ancona 9.5.2016, n. 555/2016, con la quale e’ stato respinto il suo appello avverso la sentenza Trib. Fermo 14.4.2012, n. 224 di declaratoria dell’inefficacia L. Fall., ex articolo 67, comma 2, dei pagamenti effettuati in suo favore, nel corso del cd. periodo sospetto, dalla (OMISSIS) s.r.l., poi fallita con sentenza del medesimo tribunale del (OMISSIS);

considerato che la corte d’appello ha riconosciuto il valore univocamente indiziario di un documento, una lettera circolare ai creditori della (OMISSIS) s.r.l., indirizzata anche all’odierna ricorrente, con la quale si proponeva la ristrutturazione della propria grave esposizione debitoria, con pagamento ridotto al 40% e dilazione, circostanza idonea al concreto collegamento psicologico del creditore con i sintomi conoscibili dello stato di insolvenza; in pari tempo, la continuazione delle forniture, che pur era seguita, non era dotata di valenza opposta, stante la sua ambiguita’, mentre non risultava provata alcuna “affidabilita’ bancaria”;

che con il ricorso, in unico motivo, la ricorrente contesta la decisione, ribadendo l’infondatezza dell’azione revocatoria, non essendo stata provata, neppure presuntivamente, la propria scientia decoctionis, stante l’incongruita’ dell’accordo di risistemazione del debito rispetto al successivo tempo dei pagamenti; denuncia, cosi’, violazione e falsa applicazione tanto della L. Fall., articolo 67 (testo ante riforma) quanto degli articoli 2727 e 2729 c.c.;

che la curatela resiste con controricorso;

ritenuto che il ricorso e’ inammissibile, gia’ ai sensi dell’art.360-bis c.p.c., n. 1; questa Corte ha in piu’ occasioni affermato che “in tema di elemento soggettivo dell’azione revocatoria proposta L. Fall., ex articolo 67, comma 2, la “scientia decoctionis” in capo al terzo e’ oggetto di apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimita’ se correttamente motivato, potendosi formare il relativo convincimento anche attraverso il ricorso alla presunzione, alla luce del parametro della comune prudenza ed avvedutezza e della normale ed ordinaria diligenza, con rilevanza peculiare della condizione professionale dell’accipiens” (Cass. 2557/2008; Cass. 20482/2009);

che l’orientamento consolidato di questa Corte precisa che, per dimostrare la sussistenza della consapevolezza circa lo stato d’insolvenza del debitore, sia sufficiente dar prova (anche presuntiva) dell’esistenza, al momento in cui e’ stato posto in essere l’atto revocabile, di circostanze tali da far presumere ad una persona di ordinaria prudenza e avvedutezza che l’imprenditore si trovava in una situazione di non normale esercizio dell’impresa; una simile circostanza, peraltro, puo’ essere desunta anche da semplici indizi, aventi l’efficacia probatoria delle presunzioni semplici e, in quanto tali, soggetti a valutazione concreta da parte del giudice di merito da compiersi in applicazione degli articoli 2727 e 2729 c.c. (Cass. 2557/2008; Cass. 8827/2011);

che tale premessa ha condotto la Corte a non considerare decisiva la continuazione del rapporto commerciale, al fine dell’accertamento circa l’effettiva inscientia decoctionis in capo al creditore, alla cui dimostrazione questi e’ tenuto almeno ove il curatore instauri un quadro probatorio connotato dalla citata valenza indiziaria di circostanze soggettivamente significative, cioe’ – come nel caso – del tutto proprie sia del rapporto bilaterale fra accipiens e solvens, sia della esteriorizzazione della difficolta’ finanziaria del secondo, in tale chiave essendo stata ricostruita dai giudici di merito la rinegoziazione del debito al 40% e con dilazioni per come proposta a fine 2001 a tutti i creditori ed eseguita nei mesi successivi; cosi’ non sono concludenti “la inesistenza di protesti e di azioni esecutive in atto, ne’ l’esistenza di bilanci che, se non rovinosi, non denunciavano una florida situazione dell’impresa poi fallita, ne’ la concessione di ulteriore credito al debitore, non potendosi escludere che questa sia motivata dalla speranza che la medesima consenta all’imprenditore di superare la situazione di insolvenza” (Cass. 10629/2010); nella specie, la corte d’appello ha adeguatamente motivato il proprio convincimento osservando come, dalla citata lettera circolare, si evincesse proprio una seria situazione di dissesto economico della societa’ poi fallita, a nulla rilevando la successiva continuazione dei rapporti commerciali tra le due imprese;

che inoltre, con la proposizione del presente ricorso, la (OMISSIS) s.r.l. non individua una piu’ specifica violazione di legge, essendo le premesse in diritto su cui si fonda la motivazione della sentenza impugnata sostanzialmente coincidenti con l’indirizzo giurisprudenziale di questa Corte (in precedenza ricordato), risolvendosi piuttosto l’impugnazione nella richiesta di una diversa valutazione delle risultanze processuali, inammissibile in questa sede; va invero ribadito che “la riformulazione dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’articolo 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimita’ sulla motivazione. Pertanto, e’ denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in se’, purche’ il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.” (Cass. s.u. 8053/2014); e’ agevole osservare che la corte ha esaminato tutti gli elementi di prova dibattuti nel contraddittorio ed ai quali il ricorrente fa riferimento;

ritenuto pertanto il ricorso inammissibile, conseguendone la condanna alle spese secondo la regola della soccombenza e liquidazione come da dispositivo.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente al rimborso, in favore della parte costituita, delle spese di questo giudizio di cassazione, in Euro 4.100 (di cui Euro 100 per esborsi), oltre al 15% a forfait sul compenso e agli accessori di legge.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis.

Laureato nell’anno accademico 2012/2013 all’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in diritto bancario intitolata “Le nuove garanzie bancarie”. Sono iscritto all’ordine degli avvocati di Torre Annunziata, dal maggio del 2013, immediatamente dopo aver conseguito la laurea ed ho superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense nel novembre del 2015. Ho inoltre seguito il 1° Corso per curatore fallimentare e commissario giudiziale tenuto dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata nel 2016. La sede principale della mia attività professionale è in Sorrento, ma esercito la professione di avvocato su tutto il territorio italiano

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