Cessione in blocco dei crediti da parte di una banca

21

In tema di cessione in blocco dei crediti da parte di una banca, ai sensi del Decreto Legislativo n. 385 del 1993, articolo 58, e’ sufficiente a dimostrare la titolarita’ del credito in capo al cessionario la produzione dell’avviso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale recante l’indicazione per categorie dei rapporti ceduti in blocco, senza che occorra una specifica enumerazione di ciascuno di essi, allorche’ gli elementi comuni presi in considerazione per la formazione delle singole categorie consentano di individuare senza incertezze i rapporti oggetto della cessione.

Per ulteriori approfondimenti, si consiglia:

Il contratto di leasing o locazione finanziaria

Il contratto di franchising o di affiliazione commerciale

Il contratto di mutuo: aspetti generali.

Mutuo fondiario e superamento dei limiti di finanziabilità.

Il contratto autonomo di garanzia: un nuova forma di garanzia personale atipica

La fideiussione tra accessorietà e clausola di pagamento a prima richiesta e senza eccezioni

Per approfondire la tematica degli interessi usurari e del superamento del tasso soglia si consiglia la lettura del seguente articolo: Interessi usurari pattuiti nei contatti di mutuo

Corte di Cassazione|Sezione 3|Civile|Ordinanza|13 giugno 2019| n. 15884

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3742/2017 proposto da:

(OMISSIS) SPA, nella sua qualita’ di procuratore della (OMISSIS) SRL, in persona del legale rappresentante, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA;

– intimata –

nonche’ da:

REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA, in persona del Vicepresidente, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato SARDEGNA UFFICIO RAPPRESENTANZA REGIONE, rappresentata e difesa dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS);

– ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 488/2016 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI, depositata il 24/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 15/04/2019 dal Consigliere Dott. ENRICO SCODITTI.

RILEVATO

che:

la Regione Autonoma della Sardegna propose opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Cagliari per l’importo di Euro 19.755,70 in favore di (OMISSIS) s.p.a., nella qualita’ di procuratore di (OMISSIS) s.r.l., in virtu’ della garanzia sussidiaria prestata dalla Regione in relazione al finanziamento concesso da (OMISSIS) s.p.a. in favore della ditta ” (OMISSIS)”, con successiva cessione del credito a (OMISSIS).

Il Tribunale adito accolse l’opposizione e revoco’ il decreto ingiuntivo. Avverso detta sentenza propose appello (OMISSIS). Con sentenza di data 28 giugno 2016 la Corte d’appello di Cagliari rigetto’ l’appello.

Osservo’ la corte territoriale che non era stata provata la cessione del credito in favore di (OMISSIS) perche’ il documento corrispondente all’atto di cessione, come rilevato dal primo giudice, era solo un estratto del documento originario, mancante di moltissime pagine e privo di riferimenti specifici al rapporto finanziario in questione, e l’avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’articolo 58 T.U.B., offrendo una pubblicita’ esclusivamente in merito ad un acquisto in blocco di un portafoglio di crediti “in sofferenza” non dettagliatamente individuati per ammontare e titolarita’, atteneva alla legittimazione del creditore a pretendere la prestazione nei confronti del debitore ceduto, senza fornire la prova dell’esistenza del contratto di cessione e della comprensione in esso del credito e dell’ammontare specifico di cui alla domanda di ingiunzione.

Aggiunse, con riferimento all’ulteriore motivo di appello, che in ordine alla liquidita’ l’appellante non aveva fornito alcun supporto documentale di natura contabile circa il calcolo delle somme richieste e dunque l’importo da imputare a interessi e quello dovuto a titolo di garanzia pari al 75% del capitale.

Osservo’ inoltre, quanto ai “motivi di doglianza” espressi dall’appellata, che inapplicabile era il Regio Decreto n. 2440 del 1923, articolo 69, comma 3, in quanto relativo solo all’Amministrazione statale, e che infondata era l’eccezione della decadenza ai sensi dell’articolo 1957 c.c., per non essersi attivata tempestivamente la controparte, perche’ il decreto che aveva concesso la fideiussione prevedeva che la garanzia coprisse “fino al rimborso da parte del beneficiario del finanziamento, con riduzione a scalare in dipendenza di ogni rimborso effettuato con analoga riduzione sull’impegno assunto”.

Aggiunse infine, circa l’eccezione della contrarieta’ a buona fede del comportamento per non avere CIS effettuato prima della concessione del finanziamento sostenuto da fondi regionali adeguata istruttoria circa l’affidabilita’ del finanziando, non dando inoltre comunicazione fino al 2011 del mancato adempimento delle obbligazioni da costui contratte, che non ogni inadempimento del debitore poteva significare mancanza di buona fede da parte del creditore nei confronti del fideiussore.

Ha proposto ricorso per cassazione (OMISSIS) s.p.a., nella qualita’ di procuratore di (OMISSIS) s.r.l., sulla base di cinque motivi e resiste con controricorso la parte intimata, che ha proposto altresi’ ricorso incidentale condizionato sulla base di tre motivi. E’ stato fissato il ricorso in camera di consiglio ai sensi dell’articolo 380 bis.1 c.p.c.. Il pubblico ministero ha depositato le conclusioni scritte. E’ stata presentata memoria.

CONSIDERATO

che:

muovendo dal ricorso principale, con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del Decreto Legislativo n. 385 del 1993, articolo 58, L. n. 130 del 1999, articolo 14 e articolo 2697 c.c., ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Osserva la ricorrente in via principale che nel caso di cessione di rapporti giuridici in blocco, per la quale trova applicazione il Decreto Legislativo n. 385 del 1993, articolo 58, l’oggetto del contratto non e’ costituito dal singolo rapporto, ma dall’insieme dei crediti dotati dei requisiti di cui al blocco, sicche’ cio’ che il giudice deve accertare e’ se il singolo credito corrisponda ai detti requisiti.

Aggiunge che, come affermato nell’atto di appello, nell’avviso de quo era espressamente precisato che erano stati ceduti i crediti in essere al 18 dicembre 2007, classificati dalla cedente come “in sofferenza” (secondo l’accezione di cui alle istruzioni della Banca d’Italia), con espressa esclusione dei crediti derivanti da contratti disciplinati da legge diversa da quella italiana, e/o erogati con altre banche, e/o vantati nei confronti di debitori non residenti in Italia.

Osserva inoltre che alla data della cessione il credito in questione era ancora in essere e doveva considerarsi in sofferenza.

Il motivo e’ fondato.

In tema di cessione in blocco dei crediti da parte di una banca, ai sensi del Decreto Legislativo n. 385 del 1993, articolo 58, e’ sufficiente a dimostrare la titolarita’ del credito in capo al cessionario la produzione dell’avviso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale recante l’indicazione per categorie dei rapporti ceduti in blocco, senza che occorra una specifica enumerazione di ciascuno di essi, allorche’ gli elementi comuni presi in considerazione per la formazione delle singole categorie consentano di individuare senza incertezze i rapporti oggetto della cessione (Cass. 29 dicembre 2017, n. 31118).

Alla stregua del suddetto principio di diritto, la circostanza che l’avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e prodotto in giudizio recasse una mera elencazione per categorie dei rapporti ceduti in blocco non autorizzava di per se’ a ritenere che le relative indicazioni non rispecchiassero fedelmente quelle contenute nell’atto di cessione, per la cui validita’ non era affatto necessaria una specifica enumerazione dei rapporti ceduti, risultando invece sufficiente che gli elementi comuni presi in considerazione per la formazione delle singole categorie consentissero d’individuarli senza incertezze.

Sul punto vi e’ l’accertamento del giudice di merito nel senso della cessione in blocco dei crediti “in sofferenza”.

La trascrizione poi nel motivo dell’avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, cosi’ come richiamato nell’atto di appello, consente d’altronde di rilevare che i crediti ceduti erano individuati in base alla pendenza ad una certa data ed alla possibilita’ di qualificare i relativi rapporti come sofferenze, conformemente alle istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia, con espressa esclusione di alcune categorie di rapporti.

Non avrebbe dunque potuto sottrarsi il Tribunale al compito di verificare se, avuto riguardo alle caratteristiche del credito, la pretesa azionata rientrasse tra quelle trasferite alla cessionaria o fosse annoverabile tra i crediti esclusi dalla cessione.

Il giudice di merito, in applicazione del suddetto principio di diritto, dovra’ pertanto accertare se il credito in questione avesse le caratteristiche di credito “in sofferenza”, conformemente alle istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia, tale da poter essere ricondotto al blocco di cui all’atto di cessione indicato nell’avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale o rientrasse fra le categorie di credito escluse.

Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 1189, 1260, 1264 e 2697 c.c., ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Osserva la ricorrente, premesso di avere indirizzato alla Regione missiva in data 15 giugno 2011 in relazione alla cessione del credito cui era seguito il silenzio della Regione, che ove il debitore ceduto manifesti dubbi circa l’effettivita’ della cessione ha l’onere di indicare quale sia il creditore effettivo e poi d’interpellare quest’ultimo in ordine alla cessione, dovendo altrimenti ritenersi tenuto al pagamento nei confronti del cessionario.

Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 1260, 1262 e 2697 c.c., ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Osserva la ricorrente che il possesso da parte di (OMISSIS) della documentazione avente ad oggetto il credito in contestazione era giustificabile solo sulla base dell’avvenuto trasferimento di esso.

Con il quarto motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del Decreto Legislativo n. 385 del 1993, articolo 58, L. n. 130 del 1999, articoli 1-4, articoli 1260, 1325 e 2718 c.c., ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Osserva la ricorrente che l’estratto del contratto di cessione in atti, dichiarato conforme all’originale dal pubblico ufficiale, contiene tutti gli elementi essenziali del negozio e che la necessita’ di acquisire il documento nella sua interezza si pone in contrasto con il principio per cui la cessione di credito e’ un contratto a forma libera.

I motivi dal secondo al quarto devono ritenersi assorbiti per effetto dell’accoglimento del primo motivo.

Con il quinto motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 1936 e 2697 c.c., ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Osserva la ricorrente, con riferimento alla statuizione relativa alla liquidita’ del credito, quanto segue: nel fascicolo della fase monitoria risulta attestato che la cedente aveva erogato al (OMISSIS) un finanziamento di Lire 280.000.000 e che il credito aveva trovato soddisfacimento in sede fallimentare per l’importo di Euro 161.984,23; nell’atto di appello era stato specificato che la domanda di ingiunzione aveva ad oggetto il 75% del capitale residuo, pari ad Euro 26.340,94, all’esito di quanto assegnato in sede fallimentare ed imputato ad estinzione integrale degli interessi e successivamente a parziale deconto del capitale.

Aggiunge che, una volta provata la fonte del diritto di credito ed allegato l’inadempimento, era onere della controparte provare il fatto estintivo dell’altrui pretesa.

Il motivo e’ fondato. Benche’ la rubrica del motivo faccia riferimento alla violazione di norma di diritto ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il contenuto della censura e’ nel senso della denuncia di violazione di norma processuale nei termini di mancato accertamento del fatto processuale rappresentato dall’allegazione relativa alle modalita’ di calcolo del credito.

Il giudice di merito ha rilevato che in ordine al motivo di appello vertente sulla questione della liquidita’ l’appellante non aveva fornito alcun supporto documentale di natura contabile circa il calcolo delle somme richieste.

In tal modo il giudice di merito nega che una tale allegazione vi sia stata. Il ricorrente ne oppone invece la presenza.

Non si tratta di errore revocatorio perche’ si e’ trattato di punto controverso e motivo di appello.

Trattandosi di violazione processuale e’ consentito al Collegio accedere agli atti processuali, risultando assolto l’onere di cui all’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6.

Dall’esame degli atti risulta effettivamente che nel fascicolo della fase monitoria risulta affermato che la cedente aveva erogato al (OMISSIS) un finanziamento di Lire 280.000.000 e che il credito aveva trovato soddisfacimento in sede fallimentare per l’importo di Euro 161.984,23; nell’atto di appello e’ stato poi specificato che la domanda di ingiunzione aveva ad oggetto il 75% del capitale residuo, pari ad Euro 26.340,94, all’esito di quanto assegnato in sede fallimentare ed imputato ad estinzione integrale degli interessi e successivamente a parziale deconto del capitale.

L’allegazione processuale in ordine al calcolo delle somme pretese vi e’ dunque stata.

Passando al ricorso incidentale, con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del Regio Decreto n. 2440 del 1923, articolo 69, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva la ricorrente in via incidentale che non trova applicazione l’articolo 58 T.U.B. in quanto in tema di cessione dei crediti nei confronti di amministrazioni pubbliche norma speciale che trova applicazione e’ quella di cui al Regio Decreto n. 2440 del 1923, articolo 69, legittimamente applicabile nell’ordinamento regionale in forza del richiamo, contenuto nella Legge Regionale n. 11 del 2006, articolo 67, sulla contabilita’ della Regione Sardegna, alle disposizioni della legge e del regolamento sulla contabilita’ generale dello Stato.

Il motivo e’ infondato.

Il Regio Decreto n. 2440 del 1923, articolo 69 – che richiede, per l’efficacia della cessione del credito di un privato nei confronti della P.A., che detta cessione risulti da atto pubblico o da scrittura privata autenticata da notaio e che il relativo atto sia notificato nelle forme di legge – e’ norma eccezionale che riguarda la sola amministrazione statale ed e’ pertanto insuscettibile di applicazione analogica o estensiva con riguardo ad amministrazioni diverse (Cass. 21 dicembre 2017, n. 30658 ed ivi altra giurisprudenza precedente in senso conforme).

La norma non puo’ pertanto trovare applicazione con riferimento alla Regione autonoma della Sardegna, che e’ soggetto pubblico estraneo al novero delle amministrazioni statali. L’eccezionalita’ della norma esclude che la sua applicazione possa farsi derivare poi dal rinvio alla normativa statale in materia di programmazione, di bilancio e di contabilita’ contenuto nella norma finale della legge regionale in materia di programmazione, di bilancio e di contabilita’.

Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’articolo 132 c.p.c., articolo 1957 c.c. e Legge Regionale n. 35 del 1991, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonche’ omesso esame del fatto decisivo e controverso ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Osserva la ricorrente che il creditore non si e’ attivato per il recupero del credito entro sei mesi dalla scadenza dell’obbligazione principale, sebbene la Legge Regionale n. 35 del 1991 e le direttive di attuazione disponessero l’obbligo della preventiva escussione del debitore principale e la Regione non abbia mai rinunciato ad avvalersi dell’articolo 1957 c.c.. Aggiunge che l’impresa e’ stata dichiarata fallita il (OMISSIS), mentre l’insinuazione al passivo e’ del 18 dicembre 2003, e che la previsione della durata della garanzia fino al rimborso del finanziamento in linea capitale non puo’ che significare che la fideiussione sia stata rilasciata per la stessa durata dell’obbligazione principale.

Il motivo e’ inammissibile. Il giudice di merito ha disatteso l’eccezione di liberazione del fideiussore per mancata proposizione da parte del creditore delle sue istanze contro il debitore entro sei mesi dalla scadenza dell’obbligazione (articolo 1957 c.c., comma 1) sulla base dell’argomento secondo cui l’atto di concessione della fideiussione prevedeva che la garanzia coprisse “fino al rimborso da parte del beneficiario del finanziamento, con riduzione a scalare in dipendenza di ogni rimborso effettuato con analoga riduzione sull’impegno assunto”.

Collegando la permanenza dell’obbligo del fideiussore alla persistenza dell’obbligo del beneficiario del finanziamento, ed escludendo in tal modo la ricorrenza della liberazione del fideiussore per mancanza di tempestiva iniziativa del creditore, il giudice di merito ha evidentemente concluso nel senso che doveva intendersi intervenuta la rinuncia del fideiussore alla facolta’ prevista articolo 1957 c.c., comma 1 (rinuncia legittima secondo l’ordinamento – fra le tante da ultimo Cass. 4 dicembre 2017, n. 28943).

Trattasi di giudizio di fatto, non sindacabile in sede di legittimita’, se non per vizio di motivazione.

La censura e’ stata proposta anche ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ma non in relazione al giudizio di fatto in esame, bensi’ con riferimento alle circostanze dalle quali si dovrebbe desumere la liberazione del fideiussore per decorso del termine semestrale, che sono circostanze, a parte l’irrituale deduzione della data della dichiarazione di fallimento del debitore (non risultano indicate, in violazione dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6, le specifiche modalita’ di ingresso della circostanza nel processo ed in quali termini abbia costituito oggetto di controversia), prive di decisivita’ in relazione alla conclusione in termini di rinuncia alla facolta’ prevista articolo 1957 C.C., comma 1.

La ricorrente si limita invero a giustapporre al risultato interpretativo del giudice di merito altra ipotesi interpretativa, e cioe’ che la previsione della durata della garanzia fino al rimborso del finanziamento in linea capitale non puo’ che significare che la fideiussione sia stata rilasciata per la stessa durata dell’obbligazione principale, ma in tal modo si resta sul piano dell’interpretazione dell’atto di concessione della fideiussione che costituisce piano riservato alla competenza del giudice di merito.

Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 1174 e 1375 c.c., ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonche’ omesso esame del fatto decisivo e controverso ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Osserva la ricorrente che, nonostante fosse pendente un altro finanziamento, e’ stato concesso il mutuo garantito dalla Regione senza le dovute verifiche sulla capacita’ economica del beneficiario (che circa un anno dopo e’ stato dichiarato fallito) e che la perizia dei beni assoggettati ad ipoteca a garanzia del mutuo si e’ rivelata inadeguata, avuto riguardo alle somme ricavate dalla loro vendita. Aggiunge che il finanziamento e’ stato quindi erogato senza la dovuta diligenza e che la banca ha omesso di dare alla Regione le dovute informazioni circa la grave situazione debitoria se non il giorno 15 giugno 2011, non consentendole quindi di intervenire tempestivamente per l’avvio dei controlli necessari al fine di disporre la revoca del contributo in conto interessi. Conclude nel senso della ricorrenza di una condotta contraria ai principi di correttezza e buona fede.

Il motivo e’ inammissibile.

La censura verte sull’indicazione di circostanze di fatto la cui valutazione non e’ consentita nella presente sede di legittimita’.

Il motivo e’ in realta’ formulato anche in termini di vizio motivazionale in relazione a due ordini di circostanze fattuali: le prime circostanze attengono all’erogazione di un finanziamento senza previa verifica della solvibilita’ ed in pendenza di altro finanziamento; la seconda circostanza e’ la tardiva comunicazione alla Regione della grave situazione debitoria.

Sul piano della decisivita’ tali circostanze vengono indicate in relazione alla denunciata violazione principi di correttezza e buona fede.

Trattasi tuttavia di circostanze il cui esame non e’ stato omesso dal giudice di merito, che le ha valutate irrilevanti ai fini del rispetto del giudizio di correttezza o meno della condotta della parte creditrice (aggiungasi che quanto all’incauta erogazione di finanziamento trattasi di fatto per il quale non risulta indicato il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti – Cass. sez. U. n. 8053 del 2014).

Poiche’ il ricorso incidentale e’ stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene disatteso, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, che ha aggiunto del Testo Unico di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

Accoglie il primo ed il quinto motivo del ricorso principale, dichiarando assorbiti gli altri motivi; rigetta il ricorso incidentale; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto; rinvia alla Corte di appello di Cagliari in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimita’.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, articolo 1, comma 17, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso incidentale, a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis.

Laureato nell’anno accademico 2012/2013 all’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in diritto bancario intitolata “Le nuove garanzie bancarie”. Sono iscritto all’ordine degli avvocati di Torre Annunziata, dal maggio del 2013, immediatamente dopo aver conseguito la laurea ed ho superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense nel novembre del 2015. Ho inoltre seguito il 1° Corso per curatore fallimentare e commissario giudiziale tenuto dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata nel 2016. La sede principale della mia attività professionale è in Sorrento, ma esercito la professione di avvocato su tutto il territorio italiano

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.