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Decreto ingiuntivo condomino moroso opposizione validità delibera ripartizione spese

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Corte di Cassazione, Sezione 6 2 civile Ordinanza 22 gennaio 2018, n. 1502

nello stesso giudizio di opposizione (a decreto ingiuntivo), il condomino opponente non puo’ far valere questioni attinenti alla validita’ della delibera condominiale di approvazione dello stato di ripartizione (nella specie, per aver l’assemblea posto a carico anche del condomino che si era distaccato dall’impianto di riscaldamento centralizzato le spese di gestione dello stesso), ma solo questioni riguardanti l’efficacia di quest’ultima. Per quanto detto, tale delibera costituisce, infatti, titolo sufficiente del credito del condominio e legittima non soltanto la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche la condanna del condominio a pagare le somme nel processo oppositorio a cognizione piena ed esauriente, il cui ambito e’, dunque, ristretto alla verifica della (perdurante) esistenza della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onere (Cass. Sez. U., 18 dicembre 2009, n. 26629; Cass. Sez. 2, 23/02/2017, n. 4672). Il giudice deve quindi accogliere l’opposizione solo qualora la delibera condominiale (nella specie, quelle approvate dal Condominio di (OMISSIS) nelle assemblee dell’ottobre 2009, del marzo e del maggio 2010) abbia perduto la sua efficacia, per esserne stata l’esecuzione sospesa dal giudice dell’impugnazione, ex articolo 1137 c.c., comma 2, o per avere questi, con sentenza sopravvenuta alla decisione di merito nel giudizio di opposizione ancorche’ non passata in giudicato, annullato la deliberazione.

 

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Corte di Cassazione, Sezione 6 2 civile Ordinanza 22 gennaio 2018, n. 1502

Integrale

Condominio – Riscaldamento autonomo – Riparto delle spese condominiali – Ingiunzione di pagamento – Presupposti – Delibere assembleari – Impugnazione – Articoli 1118 e 1137 cc – Onere della prova – Articoli 2909 e 2697 cc – Poteri dell’amministratore – Articolo 1130 cc – Criteri

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19879/2016 proposto da:

CONDOMINIO (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS);

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 207/2016 del TRIBUNALE di VERBANIA, depositata il 19/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 30/11/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA.

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Condominio di (OMISSIS), ha proposto ricorso per cassazione, articolato in quattro motivi, avverso la sentenza del Tribunale di Verbania n. 207/2016 del 19 aprile 2016.

(OMISSIS) resiste con controricorso.

La sentenza impugnata ha respinto l’appello proposto dallo stesso Condominio di (OMISSIS) avverso la sentenza n. 266/2015 del Giudice di pace di Verbania, la quale aveva accolto l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso il 17 settembre 2010 su domanda del Condominio (per spese condominiali deliberate in assemblee dell’ottobre 2009, del marzo e del maggio 2010). Il Giudice di pace ritenne legittimo il distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato operato dal (OMISSIS) nel 2002 e quindi condivise la doglianza dell’opponente circa l’erroneita’ in suo danno dei riparti delle spese per il riscaldamento approvati con le citate deliberazioni. Il Tribunale di Verbania ha risposto all’eccezione del Condominio di (OMISSIS), secondo cui il (OMISSIS) avrebbe dovuto preventivamente impugnare le delibere del 2009 e del 2010, come lo stesso condomino risultava assente a tali riunioni e non era stato percio’ messo in condizione di proporre impugnazione, non avendo ricevuto comunicazione dei verbali. Il Tribunale, sulla scorta delle risultanze dell’espletata CTU, ha poi ribadito la legittimita’ del distacco dall’impianto centralizzato di riscaldamento effettuata dal (OMISSIS).

Il primo motivo di ricorso del Condominio di (OMISSIS) denuncia la violazione e falsa applicazione dell’articolo 1137 c.c., e richiama l’insegnamento di Cass. n. 17486/2006, insistendo con l’evidenziare come il condomino (OMISSIS) avrebbe dovuto impugnare le tre delibere assembleari che avevano approvato le spese oggetto di ingiunzione.

Il secondo motivo di ricorso deduce la nullita’ della sentenza ex articolo 112 c.p.c., e articolo 2909 c.c., per omessa pronuncia su eccezione di giudicato esterno, formulata dal Condominio nell’atto di appello, con riferimento a pregressi decreti ingiuntivi resi dal Tribunale di Verbania e non opposti dal (OMISSIS), inerenti anch’essi al pagamento delle spese di riscaldamento.

Il terzo ed il quarto motivo del ricorso, proposti in via subordinata ai primi due, allegano l’omesso esame di fatto decisivo e la violazione degli articoli 1118 e 2697 c.c., quanto alle prova incombente sul (OMISSIS) che il suo distacco dall’impianto centralizzato di riscaldamento avesse ridotto i consumi generali e non incrementato i costi degli altri condomini.

Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere accolto per manifesta fondatezza, con la conseguente definibilita’ nelle forme di cui all’articolo 380 bis c.p.c., in relazione all’articolo 375 c.p.c., comma 1, n. 5), il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.

Le parti hanno presentato memorie ai sensi dell’articolo 380 bis c.p.c., comma 2.

E’ fondato il primo motivo.

Sussiste, in forza dell’articolo 1130 c.c., nn. 1) e 3), e articolo 1131 c.c., la legittimazione dell’amministratore di condominio, senza necessita’ di autorizzazione o ratifica dell’assemblea, ad agire ed a chiedere, percio’, l’emissione del decreto ingiuntivo previsto dall’articolo 63 disp. att. c.p.c., (come peraltro espressamente chiarito nella formulazione di tale norma risultante dopo la modifica introdotta con L. 11 dicembre 2012, n. 220, nella specie inapplicabile ratione temporis) contro il condomino moroso per il recupero degli oneri condominiali, una volta che l’assemblea condominiale abbia deliberato sulla loro ripartizione (cfr. Cass. Sez. 2, 09/12/2005, n. 27292; Cass. Sez. 2, 05/01/2000, n. 29).

Occorre peraltro ribadire che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo concernente il pagamento di contributi per spese, il condominio soddisfa l’onere probatorio su esso gravante con la produzione del verbale dell’assemblea condominiale in cui sono state approvate le spese, nonche’ dei relativi documenti (Cass. Sez. 2, 29 agosto 1994, n. 7569).

Il Tribunale di Verbania non si e’ uniformato al costante orientamento di questa Corte, secondo il quale, nello stesso giudizio di opposizione, il condomino opponente non puo’ far valere questioni attinenti alla validita’ della delibera condominiale di approvazione dello stato di ripartizione (nella specie, per aver l’assemblea posto a carico anche del condomino che si era distaccato dall’impianto di riscaldamento centralizzato le spese di gestione dello stesso), ma solo questioni riguardanti l’efficacia di quest’ultima. Per quanto detto, tale delibera costituisce, infatti, titolo sufficiente del credito del condominio e legittima non soltanto la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche la condanna del condominio a pagare le somme nel processo oppositorio a cognizione piena ed esauriente, il cui ambito e’, dunque, ristretto alla verifica della (perdurante) esistenza della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onere (Cass. Sez. U., 18 dicembre 2009, n. 26629; Cassazione n. 4672/2017). Il giudice deve quindi accogliere l’opposizione solo qualora la delibera condominiale (nella specie, quelle approvate dal Condominio di (OMISSIS) nelle assemblee dell’ottobre 2009, del marzo e del maggio 2010) abbia perduto la sua efficacia, per esserne stata l’esecuzione sospesa dal giudice dell’impugnazione, ex articolo 1137 c.c., comma 2, o per avere questi, con sentenza sopravvenuta alla decisione di merito nel giudizio di opposizione ancorche’ non passata in giudicato, annullato la deliberazione (Cass. Sez. 2, 14/11/2012, n. 19938).

La dedotta mancata comunicazione delle delibere assembleari di approvazione e ripartizione delle spese ai condomini assenti ex articolo 1137 c.c., al condomino (OMISSIS), in quanto vicenda del tutto estranea al procedimento formativo della volonta’ collegiale, puo’ essere ragione che abbia impedito il decorso del termine di impugnazione stabilito da detta norma, ma non comunque motivo di invalidita’ da introdurre per la prima volta nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione dei relativi oneri, ai sensi dell’articolo 63 disp. att. c.c. (cfr. Cass. Sez. 6 – 2, 11/08/2017, n. 20069; Cass. Sez. 2, 22/05/1974, n. 1507). Ne’ il condomino (OMISSIS) potrebbe lamentare l’annullabilita’ delle deliberazioni poste a fondamento dell’ingiunzione di pagamento per non essere stato proprio convocato a quelle riunioni, trattandosi di vizio invocabile comunque con l’impugnazione ex articolo 1137 c.c., e non di doglianza che possa formare oggetto di eccezione nel giudizio di opposizione (Cass. Sez. 2, 07/11/2016, n. 22573; Cass. Sez. 2, 01/08/2006, n. 17486).

E’ fondato anche il secondo motivo di ricorso, non avendo il Tribunale di Verbania preso in esame l’eccezione di giudicato esterno formulata dal Condominio di (OMISSIS) con riferimento ai decreti ingiuntivi n. 256/14 e n. 363/15. Il ricorrente aveva posto in evidenza come tali decreti ingiuntivi fossero stati richiesti dal medesimo Condominio per ottenere dal (OMISSIS) il pagamento di spese ordinarie comprensive delle spese di riscaldamento. Il Tribunale avrebbe pertanto dovuto verificare se i decreti ingiuntivi non opposti avessero dato luogo alla formazione tra le parti di un giudicato involgente altresi’ la ragione e la misura dell’obbligazione del condomino (OMISSIS) di concorrere alle spese di uso del riscaldamento centrale, nonche’ l’inesistenza di fatti impeditivi o estintivi, non dedotti ma deducibili nel giudizio di opposizione, quali quelli atti a prospettare l’insussistenza, totale o parziale, del credito azionato in sede monitoria sul presupposto dell’esonero da tali spese del condomino che abbia distaccato le diramazioni della sua unita’ immobiliare dall’impianto comune. Ove quei decreti recassero l’accertamento della sussistenza dell’obbligo di (OMISSIS) di contribuire alle spese d’uso del riscaldamento centralizzato, la situazione ivi accertata non potrebbe in radice formare oggetto di valutazione diversa nel presente giudizio, permanendo immutati gli elementi di fatto e di diritto preesistenti.

Occorre infatti considerare come il giudice, nell’indagine volta ad accertare l’oggetto ed i limiti del giudicato esterno discendente da un decreto ingiuntivo non opposto, debba dare rilievo non unicamente al contenuto precettivo del provvedimento monitorio pronunziato, quand’anche agli elementi di fatto ed alle ragioni di diritto su cui era fondata la domanda di ingiunzione. Questa Corte ha sostenuto, del resto, che il giudice che emette il decreto ingiuntivo, accogliendo le ragioni del ricorrente, ne fa propri i motivi, per cui il riferimento a questi – portati a conoscenza dell’ingiunto mediante la notificazione sia del ricorso che del decreto, prevista dall’articolo 643 c.p.c., comma 2 – e’ sufficiente ad integrare per relationem la motivazione del provvedimento, necessaria ai sensi del combinato disposto dell’articolo 641, comma 1, e articolo 135, comma 2, dello stesso codice di rito (Cass. Sez. L, 16/06/1987 n. 5310; Cass. Sez. 5, 20/08/2004, n. 16455). Ne consegue che il giudicato sostanziale conseguente alla mancata opposizione di un decreto ingiuntivo si estende pure alla causa petendi indicata a sostegno del credito azionato, abbracciando i fatti costitutivi esposti nel ricorso per ingiunzione come l’inesistenza di fatti impeditivi, estintivi e modificativi del rapporto e del credito precedenti al medesimo ricorso e non dedotti con l’opposizione, mentre non si estende soltanto ai fatti successivi al giudicato, ovvero a quelli che comportino un mutamento del petitum e della causa petendi articolati in seno alla domanda accolta. Ove si tratti di decreto ingiuntivo per le rate maturate di un’obbligazione periodica, l’autorita’ del giudicato impedisce il riesame e la deduzione di questioni tendenti ad una nuova decisione di quelle gia’ risolte con provvedimento definitivo, il quale, pertanto, esplica la propria efficacia anche nel tempo successivo alla sua emanazione, con l’unico limite di una sopravvenienza, di fatto o di diritto, che muti il contenuto materiale del rapporto o ne modifichi il regolamento (cfr. Cass. Sez. 2, 2016, 06/06/2016, n. 11572; Cass. Sez. L, 23/07/2015, n. 15493; Cass. Sez. 3, 11/05/2010, n. 11360).

Rimangono assorbiti dall’accoglimento dei primi due motivi di ricorso i restanti motivi, proposti in via subordinata.

La sentenza impugnata va cassata con rinvio al Tribunale di Verbania, in persona di diverso magistrato, che riesaminera’ la causa alla luce dei principi enunciati e tenendo conto dei rilievi svolti, regolando altresi’ tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbiti i restanti motivi, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Tribunale di Verbania, in persona di diverso magistrato.

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umberto davidehttp://umbertodavide.it
Laureato nell’anno accademico 2012/2013 all’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in diritto bancario intitolata “Le nuove garanzie bancarie”. Sono iscritto all’ordine degli avvocati di Torre Annunziata, dal maggio del 2013, immediatamente dopo aver conseguito la laurea ed ho superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense nel novembre del 2015. Ho inoltre seguito il 1° Corso per curatore fallimentare e commissario giudiziale tenuto dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata nel 2016. La sede principale della mia attività professionale è in Sorrento, ma esercito la professione di avvocato su tutto il territorio italiano

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