Responsabilità p.a. art. 2051 c.c. pericolo non eliminabile immediatamente

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Corte di Cassazione, Sezione 6 3 civile Ordinanza 27 marzo 2017, n. 7805

la responsabilita’ per i danni cagionati da cose in custodia, di cui all’articolo 2051 c.c., opera anche per la P.A. in relazione ai beni demaniali, con riguardo, tuttavia, alla causa concreta del danno, rimanendo l’amministrazione liberata dalla medesima responsabilita’ ove dimostri che l’evento sia stato determinato da cause estrinseche ed estemporanee create da terzi, non conoscibili ne’ eliminabili con immediatezza, neppure con la piu’ diligente attivita’ di manutenzione, ovvero da una situazione (nella specie, una macchia d’olio, presente sulla pavimentazione stradale, che aveva provocato la rovinosa caduta di un motociclista) la quale imponga di qualificare come fortuito il fattore di pericolo, avendo esso esplicato la sua potenzialita’ offensiva prima che fosse ragionevolmente esigibile l’intervento riparatore dell’ente custode.

 

La tematica trattata nella pronuncia in oggetto, può essere approfondita con la lettura del seguente articcolo:

La responsabilità della p.a. quale propietaria delle strade.

Corte di Cassazione, Sezione 6 3 civile Ordinanza 27 marzo 2017, n. 7805

Integrale

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 27995/2015 proposto da:

(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentati e difesi dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS), giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

(OMISSIS) S.p.A., ((OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1930/2014 della CORTE D’APPELLO di PALERMO del 15/10/2014, depositata il 26/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non partecipata del 10/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. AUGUSTO TATANGELO.

FATTI DI CAUSA

(OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) agirono in giudizio nei confronti dell'(OMISSIS) S.p.A. per ottenere il risarcimento dei danni subiti in occasione di un sinistro stradale avvenuto il (OMISSIS), a causa di una macchia d’olio presente sul fondo stradale.

La domanda fu accolta dal Tribunale di Termini Imerese.

La Corte di Appello di Palermo, in riforma della decisione di primo grado, la ha invece rigettata.

Ricorrono il (OMISSIS), il (OMISSIS) e la (OMISSIS), sulla base di cinque motivi (di cui tre comuni e due relativi alle rispettive posizioni dei soli (OMISSIS) e (OMISSIS)).

Resiste con controricorso l'(OMISSIS) S.p.A..

Il ricorso e’ stato trattato in Camera di consiglio, in applicazione degli articoli 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto ritenuto destinato ad essere accolto.

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo (relativo alla sola posizione del (OMISSIS)) si denunzia “nullita’ della sentenza impugnata e del procedimento ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – error in procedendo – mancata instaurazione del contraddittorio nel giudizio di appello nei confronti del sig. (OMISSIS) per inesistenza o nullita’ della notificazione dell’atto di appello notificato in violazione degli articoli 330 e 170 c.p.c., nonche’ articoli 24 e 111 Cost. Italiana”.

Il motivo e’ inammissibile, ai sensi dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6.

Il ricorrente sostiene che la notificazione dell’atto di appello – in concreto esaminata e ritenuta valida dalla corte di appello (cfr. pag. 4, righi 4-5 della sentenza impugnata) sarebbe in realta’ stata effettuata secondo modalita’ non corrette, in quanto difformi dalle previsioni di cui agli articoli 170 e 330 c.p.c., con conseguente sua giuridica inesistenza, o quanto meno nullita’ insanabile.

Non produce pero’ la relazione di notificazione in questione, ne’ indica la sua specifica allocazione nel fascicolo processuale.

In tal modo non e’ possibile per la Corte valutare la fondatezza della censura, verificando se la notificazione in questione sia effettivamente valida (come ritenuto dalla corte di merito), se essa sia giuridicamente inesistente (come assume il ricorrente) o se debba ritenersi eventualmente nulla (sulla base dei criteri di recente espressi in proposito dalla pronunzia a Sezioni Unite di questa Corte n. 14916 del 20/07/2016, Rv. 640603), e quindi se si sia determinato il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado o se la notificazione in questione debba semplicemente essere rinnovata ai fini del regolare svolgimento del giudizio di secondo grado.

2. Con il secondo motivo (comune a tutti i ricorrenti) si denunzia “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in combinato disposto con l’articolo 2051 c.c. – articolo 1175 c.c. – articolo 2697 c.c. – articoli 115 e 116 c.p.c. – Decreto Legislativo n. 285 del 1992, articolo 14 (C.d.S.), Decreto Legislativo n. 143 del 1994, articolo 2: ha errato la Corte di Appello di Palermo a riformare la sentenza di primo grado escludendo la responsabilita’ custoditile ex articolo 2051 c.c. a caroico dell'(OMISSIS) S.p.A.”.

Con il terzo motivo (comune a tutti i ricorrenti) si denunzia “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in combinato disposto con l’articolo 2043 c.c., nonche’ articoli 115 e 116 c.p.c. e articolo 2697 c.c., per errata valutazione delle risultanze istruttorie”.

Con il quarto motivo (relativo alla sola posizione del (OMISSIS)) si denunzia “conseguente omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia che ha costituito oggetto di discussione fra le parti, ex articolo 360 c.p.c., comma 5: in punto di quantum debeatur al sig. (OMISSIS) doveva essere accolto l’appello incidentale a liquidato correttamente il danno patrimoniale ed extra patrimoniale alla luce delle risultanze della C.Testo Unico di primo grado – violazione del combinato disposto di cui agli articoli 2056, 2059, 2727 c.c. – articolo 115 c.p.c. – articolo 32 Cost. Italiana”. Con il quinto motivo (comune a tutti i ricorrenti) si denunzia “violazione e/o falsa applicazione dell’articolo 91 c.p.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3”.

Il secondo ed il terzo motivo (connessi in quanto articolazione di una censura unitaria) sono manifestamente fondati, ed assorbono il quarto ed il quinto.

La corte di merito, nonostante il richiamo di pertinenti precedenti, non si e’ conformata a principi di diritto piu’ volte enunciati da questa Corte, per cui “la responsabilita’ per i danni cagionati da cose in custodia, di cui all’articolo 2051 c.c., opera anche per la P.A. in relazione ai beni demaniali, con riguardo, tuttavia, alla causa concreta del danno, rimanendo l’amministrazione liberata dalla medesima responsabilita’ ove dimostri che l’evento sia stato determinato da cause estrinseche ed estemporanee create da terzi, non conoscibili ne’ eliminabili con immediatezza, neppure con la piu’ diligente attivita’ di manutenzione, ovvero da una situazione (nella specie, una macchia d’olio, presente sulla pavimentazione stradale, che aveva provocato la rovinosa caduta di un motociclista) la quale imponga di qualificare come fortuito il fattore di pericolo, avendo esso esplicato la sua potenzialita’ offensiva prima che fosse ragionevolmente esigibile l’intervento riparatore dell’ente custode (cosi’ Cass. Sez. 3, Sentenza n. 6101 del 12 marzo 2013; conformi, in precedenza: Sez. 3, Sentenza n. 15042 del 6 giugno 2008; Sez. 3, Sentenza n. 20427 del 25 luglio 2008; Sez. 3, Sentenza n. 8157 del 3 aprile 2009; Sez. 3, Sentenza n. 24419 del 19 novembre 2009; Sez. 3, Sentenza n. 24529 del 20 novembre 2009; Sez. 3, Sentenza n. 15389 del 13 luglio 2011; Sez. 3, Sentenza n. 15720 del 18 luglio 2011; Sez. 3, Sentenza n. 21508 del 18 ottobre 2011; piu’ di recente, sempre nel medesimo senso, si vedano anche: Cass., Sez. 3, Sentenze n. 4768 del 11 marzo 2016, n. 5622 del 22 marzo 2016 e n. 5695 del 23 marzo 2016, non massimate).

Essa ha infatti ricondotto la fattispecie nell’ambito del disposto di cui all’articolo 2043 c.c., giudicando in base all’erroneo presupposto di diritto per cui spettava ai danneggiati provare una condotta colposa dell’ente gestore dell’autostrada ed il nesso causale tra quest’ultima ed il danno.

Al contrario, ai sensi dell’articolo 2051 c.c., sarebbe stato sufficiente che i danneggiati dimostrassero la sussistenza del nesso causale tra cosa in custodia e danno, e sarebbe spettato al custode di dimostrare il caso fortuito (anche quale sussistenza di una situazione di pericolo, causa del danno, determinata da terzi e che aveva esplicato la sua potenzialita’ offensiva prima che fosse ragionevolmente esigibile l’intervento riparatore del custode).

La sentenza impugnata va quindi cassata con rinvio affinche’ la fattispecie sia nuovamente esaminata alla luce dei principi sopra enunciati.

3. Il primo motivo del ricorso e’ dichiarato inammissibile, mentre sono accolti il secondo ed il terzo ed assorbiti gli altri.

La sentenza impugnata e’ cassata in relazione, con rinvio alla Corte di Appello di Palermo, in diversa composizione, perche’ esamini nuovamente la fattispecie in base ai principi di diritto sopra enunciati ed anche per le spese del giudizio di legittimita’.

P.Q.M.

La Corte:

dichiara inammissibile il primo motivo del ricorso, accoglie il secondo ed il terzo, assorbiti gli altri; cassa in relazione, con rinvio alla Corte di Appello di Palermo, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimita’.

Laureato nell’anno accademico 2012/2013 all’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in diritto bancario intitolata “Le nuove garanzie bancarie”. Sono iscritto all’ordine degli avvocati di Torre Annunziata, dal maggio del 2013, immediatamente dopo aver conseguito la laurea ed ho superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense nel novembre del 2015. Ho inoltre seguito il 1° Corso per curatore fallimentare e commissario giudiziale tenuto dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata nel 2016. La sede principale della mia attività professionale è in Sorrento, ma esercito la professione di avvocato su tutto il territorio italiano

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