Sinistri stradali ricostruzione modalità

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in materia di responsabilita’ da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, la ricostruzione delle modalita’ del fatto generatore del danno, la valutazione della condotta dei singoli soggetti che vi sono coinvolti, l’accertamento e la graduazione della colpa, l’esistenza o l’esclusione del rapporto di causalita’ tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, integrano altrettanti giudizi di merito, come tali sottratti al sindacato di legittimita’ se il ragionamento posto a base delle conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico.

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Corte di Cassazione|Sezione 3|Civile|Ordinanza|28 agosto 2019| n. 21766

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30272/2017 proposto da:

(OMISSIS), in proprio e nella qualita’ di genitore esercente la potesta’ sul minore (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) tutti in proprio e nella qualita’ di eredi di (OMISSIS), domiciliato ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS);

– ricorrenti –

contro

(OMISSIS) SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

(OMISSIS), (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 1747/2016 della CORTE D’APPELLO di CATANIA, depositata il 22/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 14/05/2019 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA.

RILEVATO

che:

Nel 2005, i congiunti di (OMISSIS) convennero in giudizio la (OMISSIS) S.p.a. (oggi (OMISSIS) S.p.a.), quale impresa designata dal Fondo di Garanzia per le vittime della strada, nonche’ (OMISSIS) e (OMISSIS), al fine di ottenere il risarcimento dei danni patiti, iure proprio e iure hereditatis, a seguito del sinistro mortale in cui era stato coinvolto lo (OMISSIS), allorquando, alla guida della propria moto, aveva urtato violentemente il veicolo di proprieta’ della (OMISSIS), guidato dalla figlia (OMISSIS) e privo di copertura assicurativa.

Si costitui’ (OMISSIS), nella qualita’ di impresa designata, eccependo preliminarmente il difetto di legittimazione passiva e, nel merito, l’esclusiva responsabilita’ della condotta di guida dello (OMISSIS) o comunque una sua responsabilita’ concorrente, seppur prevalente, sulla base delle violazioni del C.d.S. dallo stesso poste in essere; in via subordinata, chiese il riconoscimento del diritto di regresso nei confronti delle responsabili del sinistro. Rimasero contumaci (OMISSIS) e (OMISSIS).

Il Tribunale di Catania, con sentenza n. 683/2011, condanno’ le convenute, in solido tra loro, a risarcimento del danno non patrimoniale, ritenendo che la (OMISSIS) fosse responsabile, nella misura del 70%, della causazione del sinistro.

2. La decisione e’ stata riformata dalla Corte di Appello di Catania con la sentenza n. 1747/2016, depositata il 22 novembre 2016.

Per quel che qui ancora rileva, la Corte territoriale ha evidenziato che, dalle risultanze in atti, risultava accertato che lo (OMISSIS) conduceva, privo del prescritto casco di protezione, un motoveicolo per il quale non aveva l’abilitazione alla guida, percorrendo la strada teatro del sinistro ad una velocita’ non inferiore a 150 km/h, pari ad oltre il triplo della velocita’ massima consentita, in una strada ad alta densita’ di traffico e con presenza di svariati attraversamenti pedonali, quando aveva urtato violentemente il veicolo condotto dalla (OMISSIS), la quale stava effettuando una imprudente manovra di spostamento del veicolo, ipotizzata dalla polizia municipale come inversione a U, senza accertarsi prima di iniziare la manovra dell’eventuale sopraggiungere di altri veicoli sulla propria corsia di marcia.

Il perito del Tribunale dei minorenni, in base a tali fatti, aveva precisato che l’esito dell’impatto e delle conseguenti lesioni era stato dovuto alla velocita’ tenuta dal motociclista, il quale avrebbe potuto evitare l’ostacolo costituito dalla vettura in movimento, peraltro velocita’ ridottissima, pari a circa 5 km/h, se avesse rispettato i prescritti limiti di velocita’.

Pertanto, secondo il giudice dell’appello, sebbene la (OMISSIS), con la manovra effettuata, avesse effettivamente contribuito causalmente al sinistro, lo (OMISSIS), con la sua condotta altamente imprudente ed in evidente contrasto con le regole del C.d.S., aveva concorso all’accadimento in misura preponderante.

La Corte di Catania ha quindi ribaltato le rispettive percentuali di responsabilita’, attribuendole per il 30% a carico di (OMISSIS) e per il 70% a carico della vittima, con conseguenza rideterminazione delle somme attribuibili a titolo risarcitorio, alla luce del differente grado di concorso di colpa applicato.

3. Avverso tale sentenza propongono ricorso in Cassazione, sulla base di tre motivi illustrati da memoria, i signori (OMISSIS), in proprio e quale genitore esercente la potesta’ sul minore (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS).

3.1. Resiste con controricorso la (OMISSIS) S.p.a..

CONSIDERATO

che:

4.1. Con il primo motivo, i ricorrenti lamentano la “violazione o falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’articolo 2054 c.c., articolo 2043 c.c., articolo 1227 c.c. e articolo 154 C.d.S., per avere la Corte erroneamente ritenuto, contrariamente al Giudice di prime cure, che sinistro oggetto dei fatti di causa fosse da ascriversi in misura preponderante, pari al 70%, alla condotta di guida negligente del deceduto centauro (OMISSIS), mentre la condotta di intralcio alla circolazione, tenuta dalla conducente della Toyota Yaris, dovesse valutarsi nella misura del 30%”.

La Corte d’appello, in tal modo, avrebbe obliterato di considerare che le norme del C.d.s. violate dallo (OMISSIS) sarebbero idonee solo a prevenire una serie di effetti letali e non il verificarsi del sinistro, come risulterebbe dalla sentenza del tribunale, dai verbali, dalla relazione di servizio degli agenti, nonche’ dalla perizia redatta nell’ambito del procedimento penale.

Dalla dinamica del sinistro infatti emergerebbe che la responsabilita’ dello stesso sarebbe esclusivamente riconducibile all’operato della (OMISSIS), all’epoca minorenne e quindi priva di patente di guida, la quale, in violazione dell’articolo 154 C.d.S., che prescrive di segnalare con sufficiente anticipo l’intenzione di effettuare la manovra, percorrendo di altissima velocita’ la strada, effettuava in un tratto di strada non consentito per la presenza della linea bianca di mezzeria un’inversione del senso di marcia, travolgendo la moto dello (OMISSIS).

Sarebbe stata quindi determinante per la verificazione del sinistro la condotta della (OMISSIS), sebbene lo (OMISSIS) con la sua condotta negligente vi avesse concorso incidendo sia sull’an del sinistro sia sulle conseguenze dello stesso.

Il motivo e’ inammissibile.

In primo luogo, i ricorrenti – in violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione – non riportano il contenuto dei documenti citati, dai quali emergerebbe la prova della predominante responsabilita’ della (OMISSIS) nella causazione del sinistro.

In ogni caso, il motivo risulta inammissibile pure perche’ si risolve nel tentativo di ottenere in questa sede un nuovo esame del merito.

La giurisprudenza di questa Corte ha in piu’ occasioni ribadito che, in materia di responsabilita’ da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, la ricostruzione delle modalita’ del fatto generatore del danno, la valutazione della condotta dei singoli soggetti che vi sono coinvolti, l’accertamento e la graduazione della colpa, l’esistenza o l’esclusione del rapporto di causalita’ tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, integrano altrettanti giudizi di merito, come tali sottratti al sindacato di legittimita’ se il ragionamento posto a base delle conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico (v., tra le altre, le sentenze 23 febbraio 2006, n. 4009, 25 gennaio 2012, n. 1028, 30 giugno 2015, n. 13421, nonche’ l’ordinanza 22 settembre 2017, n. 22205).

Nella specie la Corte d’appello, con motivazione priva di vizi logici, ha illustrato le ragioni per le quali ha ritenuto di attribuire la responsabilita’ del sinistro in misura del 70% a carico del dante causa dei ricorrenti.

La sentenza impugnata infatti, premessa una ricostruzione dei fatti non contestata nel ricorso, ha richiamato la perizia redatta in sede penale, la quale, alla luce dei suddetti fatti, riconduce la causa del sinistro principalmente, anche se non esclusivamente, alla elevata velocita’ tenuta dal motociclista, il quale, diversamente, avrebbe potuto evitare l’ostacolo costituito dalla vettura della (OMISSIS).

4.2. Con il secondo motivo, i ricorrenti lamenta la “violazione e falsa applicazione degli articoli 40-41 c.p., ex articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, in quanto la Corte non avrebbe riconosciuto l’evento mortale quale conseguenza immediata e diretta della condotta negligente della (OMISSIS).

Tale evento non si sarebbe realizzato se, a monte, la stessa non avesse violato l’articolo 154 C.d.S..

Il motivo e’ infondato.

Contrariamente a quanto sostengono i ricorrenti, la Corte d’appello ha riconosciuto che la conducente, con la manovra effettuata, aveva contribuito causalmente al sinistro, pur ritenendo efficacia eziologica preponderante alla condotta gravemente colposa dello (OMISSIS).

4.3. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta, in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo discusso tra le parti, in quanto la Corte avrebbe basato la propria decisione circa la maggiore responsabilita’ dello (OMISSIS) nella causazione del sinistro sulla consulenza tecnica redatta in sede penale, non tenendo conto del contenuto del rapporto di intervento della polizia municipale, del fascicolo fotografico, dei verbali, della relazione di servizio dell’1.8.2004, dell’informativa di reato della procura della Repubblica, della perizia tecnica inerente il sinistro redatta dal prof. (OMISSIS) nell’ambito del procedimento penale a carico della (OMISSIS), nonche’ della sentenza del Tribunale dei Minorenni di Catania, la quale, anche se gravata in appello, costituirebbe documento da cui il giudice puo’ trarre elementi di giudizio.

Il motivo e’ inammissibile per difetto di autosufficienza, perche’ l’ricorrenti omettono di trascrivere i documenti asseritamente trascurati dalla Corte d’appello, senza nemmeno indicare la sede in cui gli stessi sarebbero stati prodotti.

5. In conclusione, il ricorso deve essere respinto. Le spese del giudizio di legittimita’ seguono la soccombenza.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimita’ che liquida in Euro 2.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, articolo 1, comma 17, da’ atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato articolo 13, comma 1-bis.

Laureato nell’anno accademico 2012/2013 all’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in diritto bancario intitolata “Le nuove garanzie bancarie”. Sono iscritto all’ordine degli avvocati di Torre Annunziata, dal maggio del 2013, immediatamente dopo aver conseguito la laurea ed ho superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense nel novembre del 2015. Ho inoltre seguito il 1° Corso per curatore fallimentare e commissario giudiziale tenuto dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Torre Annunziata nel 2016. La sede principale della mia attività professionale è in Sorrento, ma esercito la professione di avvocato su tutto il territorio italiano

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